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Recensioni Reviews

Scheda

Soggetto:

Paul Bernbaum

Sceneggiatura:

Paul Bernbaum

Regia:

Allen Coulter

Prodotto da:

BACK LOT PICTURES, FOCUS FEATURES

Distribuito da:

BUENA VISTA INTERNATIONAL ITALIA

Edizione italiana:

CVD

Dialoghi italiani:

Maura Vespini

Direttore del Doppiaggio:

Maura Vespini

Assistente al doppiaggio:

PAOLA SPERANZA

Fonico di doppiaggio:

GIOVANBATTISTA MARIANI

Fonico di mix:

ROBERTO MORONI

Sonorizzazione:

TECHNICOLOR SOUND SERVICES

Voci:

Adrien Brody:

Massimiliano Manfredi

Diane Lane:

Roberta Greganti

Ben Affleck:

Riccardo Rossi

Bob Hoskins:

Ennio Coltorti

Robin Tunney:

Francesca Fiorentini

Lois Smith:

Marzia Ubaldi

Larry Cedar:

Danilo De Girolamo

Jeffrey DeMunn:

Paolo Lombardi

Brad William Henke:

Massimo Bitossi

Ted Atherton:

Niseem Onorato

dialoghi
italiani
2,5
direzione
del doppiaggio
3,5

Hollywoodland
(Hollywoodland, Usa 2006)

Film di maniera che scimmiotta LA Confidential senza averlo capito molto, ma che fa passare il tempo sonnecchiando serenamente in attesa del finale scontato; è proprio una questione di trama e ordito, di densità della storia. E poi, dopo Marlowe e Harper e i grandi guru del genere, da Bogart a Gould, da Mitchum a Nicholson, Adrien Brody proprio non ce la fa, anche se circondato, lui bravo attore (eccelso nel Pianista, perfetto in Bread and Roses, mirabile in Summer of Sam) da altri bravissimi - Ben Affleck e Bob Hoskins in primis - ma diretti con stanchezza.
E un po’ cachettico è anche il doppiaggio, che appunto deve andar dietro al tutto dando un gusto retrò, in linea con le sapienti scenografie e i curatissimi costumi. Molto bravi la Greganti e Riccardo Rossi, e bravissimo Coltorti su Hoskins, ma curati e precisi anche gli altri, tra cui un’eccellente Marzia Ubaldi che anima la mammina di Nembo Kid. Il problema è il protagonista. È talmente sbagliato nel ruolo di Louis Simo che Manfredi - che pur lo ha interpretato alla perfezione in altri film - qui sembra del tutto scollato, non lo “sente”, non è credibile, fa notare ogni minima perdita di sinc. Ancor più problematica la resa generale a causa dei dialoghi che spesso scivolano nel doppiaggese stridendo con il décor. I soliti «drink» spiazzano anzichenò, ma «resto a fare serial» te li fa andare di traverso, «pesce spazzino, vada a togliersi il fango dai baffi» ti sfrigge, anche perché il protagonista non ce li ha, «non sa la nostra lingua» non si può più sentire neanche in salmì, «91% di audience» può dirlo Piersilvio, in Italia si dice «ascolto», idem per «non c’è ghiaccio in freezer» (il comparto del ghiaccio del frigo, a quei tempi mia nonna lo chiamava celletta), «se lo tenga il suo dannato assegno», roba da Ciquito & Paquito, per finire con un classico «avrò sempre cura di te». Sgonfierebbe ogni soufflè. E infine Burbank, non si pronuncia Burbank, ma Burbank.

Marnie Bannister

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