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Scheda

Sceneggiatura:

Susanne Bier, Anders Thomas Jensen

Regia:

Susanne Bier

Prodotto da:

DANMARKS RADIO (DR), DET DANSKE FILMINSTITUT, FILM FYN, FILM I VÄST, MEDIA, MEMFIS FILM

Distribuito da:

Teodora Film

Edizione italiana:

FONO ROMA FILM RECORDING

Dialoghi italiani:

FABRIZIA CASTAGNOLI

Direttore del Doppiaggio:

FABRIZIA CASTAGNOLI

Assistente al doppiaggio:

PAOLA EVANGELISTA

Fonico di doppiaggio:

MARIO PAOLUZZI

Fonico di mix:

FONO ROMA FILM RECORDING

Voci:

Mikael Persbrandt:

MASSIMO ROSSI

Trine Dyrholm:

FRANCESCA FIORENTINI

Ulrich Thomsen:

FRANCESCO PRANDO

William Jøhnk Juels Nielsen:

MANUEL MELI

Markus Rygaard:

ALEX POLIDORI

dialoghi
italiani
3
direzione
del doppiaggio
3,5

In un mondo migliore
(Hævnen, Danimarca/Svezia 2010)

Il libro Cuore in salsa sirenetta, una miscela esplosiva? Niente affatto, nessun botto, con l’umido danese la miccia si spegne e del presunto dramma - alquanto stantio dei pupi problematici perché nessuno gliele dà di santa ragione - resta solo il lieto fine: i bambini sono salvi e l’amore trionfa, ritrovato. Tra le pieghe di una regia datata vogliamo tirar fuori - che fa sempre bene - spunti per una riflessione sulla natura umana: la ferocia fa parte di noi o è solo un’aberrazione? e la sua diletta figliola, la violenza, va lasciata libera di agire o va repressa? e quali sono i limiti della sua cultura? variano con i meridiani e paralleli? e internet di quale cultura è strumento? Domande a cui nel filmetto nessuno risponde (ma forse Gad Lerner ci farà una puntata) preoccupandosi solo dell’ormai patetica impotenza dei genitori col suv in garage, questione che aborro come il sushi.
In tutto questo andare noiosetto - che chissà perché ha ricevuto una statuetta in premio - il doppiaggio si adegua e cerca di riempire i vuoti e le lungaggini, riuscendoci, pur con una leggerissima sbavatura di fondo che è spesso tipica di quando si affronta il doppiaggio di film non anglofoni. Quel minimo velo di esotismo espressivo che l’attore-doppiatore crea nel misurarsi con caratteri non usuali, che conosce meno e a cui riconosce - sbagliando - il diritto di mostrare una differenza rispetto al consueto standard recitativo. Insomma, per evitare di fare gli americani si esagera nel senso opposto, e così la presunta freddezza nordica viene resa con un “accento” gelido generale, stemperando la varietà che invece la normalità assicura. Un po’ quello che si prova mangiando all’Ikea: tutto, dalle patatine di betulla ai biscotti all’aringa, contiene di sicuro un misterioso ingrediente messo là a richiamare a noi terroni quello che dev’essere il sapore svedese.
Precisa la scelta delle voci, tranne forse quella di Massimo Rossi su Anton: un po’ troppo dura rispetto al soma e al carattere. Il dialogo - banale come da originale - è adeguato, aderente ai volti e scorre tranquillo. Peccato per la stecca nella scena del primo giorno di scuola di Christian quando qualcuno dice: «Capisce la nostra lingua?» Orrendo. Non si può più sentire. Rompe ogni armonia. Inventatevi qualcosa, adattatori.
Perfetto il mixage nelle scene africane.

Marnie Bannister

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