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Scheda

Soggetto:

Ryuzo Kikushima

Sceneggiatura:

Edward Bunker

Regia:

Andrei Konchalovsky

Edizione italiana:

CVD

Direttore del Doppiaggio:

CARLO BACCARINI

Voci:

Jon Voight:

ORESTE RIZZINI

Eric Roberts:

LUCA WARD

Rebecca De Mornay:

ROBERTA GREGANTI

John P. Ryan:

SERGIO ROSSI

dialoghi
italiani
2,5
direzione
del doppiaggio
3

A 30 secondi dalla fine
(Runaway Train, Usa/Israele 1985)

Grande parabola sull’animo umano, anzi peggio, un film di formazione questo di Konchalovsky che dovrebbe essere proiettato nelle scuole medie quanto meno come deterrente del bullismo. E’ un capolavoro di regia e recitazione - almeno per quanto riguarda il grande Voight che con la sua maschera ghignante carica di dolore ci mostra i limiti estremi della dignità, della volontà e della ferocia. Quella umana, ovviamente, non della bestia, e infatti ce lo ricorda pronunciando le parole fulcro del dramma che saranno anche la frase di chiusura del film: «sono un essere umano, che è molto peggio» (di una bestia). La trama è nota: una fuga verso la libertà a tutti i costi, cioè verso la morte, unica libertà possibile dalla paura e dal dolore, dalla colpa e dall’assenza di futuro, un dramma scespiriano a tutto tondo lanciato a folle velocità su rotaie da cui non è possibile uscire.
Il doppiaggio italiano ci prova a star dietro a questa mostruosa massa di forza che fende il gelo della realtà ineluttabile e oscura come il turbinare accecante della neve, e ci riesce, ma piano piano, prende corpo con il crescere del film, fino a essere perfetto nel finale. All’inizio infatti la recitazione corale dei carcerati è perfino troppo garbata e stona leggermente con l’atmosfera da girone infernale dove vivono e vengono presentati i protagonisti; Luca Ward è un pelo troppo pomposetto e di maniera, come se non avesse voluto scioccare gli spettatori, proteggendoli dalla marea di violenza di cui gli uomini sono capaci. Ma con la fuga nessuna mediazione è più possibile e Rizzini mette a punto un Manny insuperabile che copre ogni secondo e ogni fotogramma. Molto bravi anche gli altri, meno forse la Greganti non perfettamente calibrata sulla durezza della De Mornay. Deboli i dialoghi, specie all’inizio - come già detto - e con parecchie cadute di sinc, con qualche falla (radio della polizia a volte in italiano a volte in inglese) e qualche inopportuna leziosità: «sostanze tossiche», «non c’è porta che resista», «lui sa quello che deve fare». Non manca un difetto tecnico: negli esterni si sente un po’ la sala, e uno “concettuale”, ma la cui responsabilità cade sul distributore: il titolo italiano.  Sbagliato e fuorviante.

Giacomo Depero

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