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Scheda

Soggetto:

Andy Diggle

Sceneggiatura:

Peter Berg, James Vanderbilt

Regia:

Sylvain White

Prodotto da:

DC COMICS, DC ENTERTAINMENT, DARK CASTLE ENTERTAINMENT, WEED ROAD PICTURES

Distribuito da:

Warner Bros. Italia

Edizione italiana:

DUBBING BROTHERS INT. ITALIA

Dialoghi italiani:

RUGGERO BUSETTI

Direttore del Doppiaggio:

MASSIMO CORVO

Assistente al doppiaggio:

FRANCESCA LUCCHESE

Fonico di doppiaggio:

ALESSIO MONCELSI

Fonico di mix:

EMANUELE LEOLINI

Voci:

Jeffrey Dean Morgan:

LUCA WARD

Zoe Saldana:

STELLA MUSY

Idris Elba:

ALBERTO ANGRISANO

Chris Evans:

NANNI BALDINI

Columbus Short:

ALESSANDRO BALLICO

Óscar Jaenada:

CHRISTIAN IANSANTE

Jason Patric:

ALESSANDRO QUARTA

Holt McCallany:

ROBERTO DRAGHETTI

Peter Macdissi:

MASSIMO CORVO

Peter Francis James:

MASSIMO CORVO

Tanee McCall:

ALESSIA RUBINI

dialoghi
italiani
3,5
direzione
del doppiaggio
3

The Losers
(The Losers, Usa 2010)

Come si sa il fumetto, come i graffiti preistorici, ha dei limiti e per di più al contrario della letteratura dà poco spazio all’immaginazione; se poi lo trasponiamo nel cinema (che altro non è se non la sua evoluzione in movimento) si corre il rischio di bruciarne la semplicità descrittiva, che è una delle sue qualità. Ma gli americani sono maestri in questo genere e in questo genere di operazioni e quindi The Losers funziona, abbastanza, e il fumettone animato scorre velocemente, compatto, ben montato e ben recitato tanto da permettermi la serena digestione di un doppio piatto di orzo e fagioli preparato secondo la ricetta di una mia amica di Udine. Cosa che per esempio non mi era capitata durante la visione della Donna del lago, un film banale e indigesto di qualche tempo fa da cui però mi salvò una bella dose di nocino. Ma torniamo ai nostri Perdenti. Il doppiaggio non fa gran fatica ad adeguarsi alla narrazione grazie anche a un dialogo, forse poco creativo, ma semplice, scorrevole e ben inserito nelle facce dei protagonisti. Le voci – tutte di rodati professionisti - sono ben scelte, espressive e incollate ai caratteri e macinano il tutto in scioltezza. Da rilevare giusto qualche parola bruciata – anche a me da piccola la maestra diceva «non mangiarti le parole!» – e qualche salto di impostazione su Max nei cambi scena. Ma il film è quello che è e saremmo eccessivi a pretendere troppo.

Marnie Bannister

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