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Scheda

Soggetto:

SIMON KINBERG

Sceneggiatura:

SIMON KINBERG

Regia:

DOUG LIMAN

Prodotto da:

NEW REGENCY PICTURES, SUMMIT ENTERTAINMENT, WEED ROAD PICTURES, REGENCY ENTERPRISES

Distribuito da:

01 DISTRIBUTION

Edizione italiana:

CVD

Dialoghi italiani:

TONINO ACCOLLA

Direttore del Doppiaggio:

TONINO ACCOLLA

Assistente al doppiaggio:

YURI BEDINI

Voci:

Brad Pitt:

SANDRO ACERBO

Angelina Jolie:

CLAUDIA CATANI

Vince Vaughn:

FRANCESCO PRANDO

Adam Brody:

FRANCESCO PEZZULLI

Kerry Washington:

LAURA ROMANO

Keith David:

CARLO BACCARINI

Chris Weitz:

VITTORIO GUERRIERI

Michelle Monaghan:

LAURA LATINI

Stephanie March:

ANTONELLA BALDINI

Jennifer Morrison:

EMANUELA D'AMICO

Elijah Alexander:

TONINO ACCOLLA

Hans F. Alexander:

DANTE BIAGIONI

Sean Mahon:

CHRISTIAN IANSANTE

William Fichtner:

ROMANO MALASPINA

dialoghi
italiani
3,5
direzione
del doppiaggio
4

Mr. & Mrs. Smith
(Mr. & Mrs. Smith, Usa 2005)

Brad Pitt e Angelina Jolie, alias Mr. e Mrs. Smith, i due belli e impossibili della coppia più chiacchierata del momento, sono i protagonisti di questo film, che li ha coniugati alla perfezione, sia sulla scena che nella vita.

Altrettanto riuscito il tentativo di coniugare commedia e action movie, i cui confini sembrano fondersi armonicamente dando allo spettatore una sensazione di completezza, nonostante si tratti di due universi a sé stanti. In definitiva un po’ come i due universi paralleli di Marte e Venere, costituiti rispettivamente dal signor Smith e signora, entrambi killer di professione per agenzie rivali, che però nascondono l’uno all’altra quello che è il loro vero mestiere.

Quello che invece non riescono proprio a nascondersi reciprocamente è che il loro matrimonio è in crisi, come risulta dai loro colloqui con l’analista matrimoniale, mentre li vediamo seduti in poltrona di fronte a noi. Lui non ricorda se sono sposati da cinque o sei anni e quando lo psicologo chiede a lei come va nell’intimità, lei risponde: “Non sono certa di aver capito la domanda”. Abile marca veridittiva questa, usata dal regista Doug Liman per dare almeno un po’ di credibilità a quella che alla fine non è che una farsa coniugale condita di azione. Insomma, nulla a che vedere con il Mr. e Mrs. Smith di Hitchcock del 1941. Liman ha rivisitato completamente il soggetto, basandosi sulla sceneggiatura di Simon Kinberg, che è poi la tesi di laurea dello stesso Kinberg alla Columbia University.

Tuttavia, sulla scia di un giallo un po’ sbiaditino, certo poco hitchcockiano, il coup de théâtre si ha quando i killer John e Jane si rivelano per quello che sono di fronte allo stesso obiettivo (il giovane attore Adam Brody, diventato famoso con l’ormai strapopolare serial The O. C.): chi sopravviverà alla nuova guerra dei Roses, tra mille esplosioni, colpi di mitra, bazooka, kalaschnikov, salti mortali e chi più ne ha più ne metta? Una bella americanata in perfetto stile hollywoodiano, effetti grandiosi e supertecnologici, iperbolici, quindi surreali come l’effetto che si avverte ammirando la perfezione dell’ex Lara Croft. Ma anche una bella metafora in cui il conflitto domestico rinnova un amore ormai spento: il matrimonio è una guerra continua.

Il ritmo dei dialoghi è perfettamente inserito in quello dell’azione: veloce e serrato, ma dal punto di vista dell’adattamento italiano, il lavoro di Tonino Accolla poteva senz’altro essere più accurato, tanto più visto il genere di film, i cui protagonisti non discettano certo dei massimi sistemi.

Per fare un esempio, si è scelto di lasciare l’appellativo Mrs. anche in italiano. Una bambina del vicinato chiede infatti a Jane e ad alcune sue amiche: “Cosa state facendo Mrs. Smith?”. Ora, d’accordo lasciare gli appellativi inglesi nel titolo, ma nei dialoghi all’interno della pellicola sarebbe stato più appropriato usare ciò che si userebbe naturalmente in italiano, e cioè signora. Lo stesso vale per quando è John Smith a dire alla moglie: “Sei pur sempre Mrs. Smith”. Tanto più che in una delle scene successive lui le serve dello champagne chiamandola – vivaddio – signora e non di certo madam, né tantomeno lady, che corrispondono agli appellativi inglesi usati per il vocativo, quando ci si rivolge a qualcuno senza chiamarlo per cognome. Vogliamo sperare che si tratti solo di una trascuratezza e non di un aiuto al pubblico nell’identificare i due attori sullo schermo con i personaggi del titolo.

Anche quando i due piccioncini, oltre a ricorrere a tutte le armi del caso e, soprattutto, del mestiere, si insultano a vicenda, vengono scelti improbabili vezzeggiativi del tipo “cacasotto” e “merdina”, che comunque perlomeno calzano sul movimento delle labbra.

Buona invece la scelta di adattare “be cool”, esortazione che John rivolge a se stesso, con “sii freddo”. Cool è un’espressione usatissima nella lingua inglese, e le sue sfumature di significato variano ovviamente a seconda del contesto. In questo caso “freddo” è un traducente più che adeguato, dato che il signor Smith è all’opera e intende mantenere calma e sangue, appunto, freddo. Da notare però che la chiusura delle labbra che vediamo sullo schermo nel pronunciare il fonema /u:/ della doppia vocale oo di cool, non è la stessa che si avrebbe se Pitt stesse effettivamente articolando la /e/ di “freddo” in italiano, dove le labbra sarebbero socchiuse e tese.

Altri esempi in questo senso si hanno rispettivamente durante la lotta che vede alleati i nostri eroi contro le loro stesse agenzie, e nel finale. Nel primo caso marito e moglie sono attaccati dalle task force rivali proprio in casa loro, tanto che si armano di tutto punto e iniziano a stabilire le strategie per la difesa e il contrattacco. Nel fare questo devono muoversi guardinghi e silenziosi, quindi non possono parlare. Così ricorrono ai gesti, ma si vede perfettamente, soprattutto in alcune inquadrature, che Pitt e la Jolie stanno dicendo “you” mentre gesticolano per indicare le direzioni da prendere e chi deve prenderle. In casi come questo si rivela il limite del doppiaggio: in un attimo, la finzione che con il doppiaggio si cerca faticosamente di costruire crolla.

Doveroso è comunque evitare di commettere errori di traduzione in funzione della portata sia linguistica che semantica del testo che si adatta, così come le rovinose cadute nel “doppiaggese” che, per quanto riguarda nella fattispecie Mr. e Mrs. Smith, non sembrano essere presenti, così come non si riscontrano grosse défaillance traduttive, tanto che l’adattamento dei dialoghi, se proprio non si può definire naturale, risulta quantomeno verosimile.

Meglio, invece, la direzione: la voce dei doppiatori Sandro Acerbo e Claudia Catani, nonché il loro modo di recitare, rende molto bene l’espressività degli occhioni blu di Pitt e della Jolie, i quali pare ricorrano al metodo Stanislavskij, usato da molti attori per rievocare le proprie memorie emotive e l’esperienza personale per dar vita al personaggio.

Devo dire in tutta onestà che mentre sedevo in poltrona, lì davanti al grande schermo, in trepidante attesa di sentir parlare nella versione italiana i due coniugi-killer, avrei quasi scommesso sulla voce di Giuppy Izzo, il cui bel timbro suadente avrebbe forse sottolineato maggiormente l’allure di femme fatale della Jolie, a cui pare si debba la fine del matrimonio reale di Pitt e della Aniston. Per questo Mr. & Mrs. Smith potrebbe di fatto passare alla storia dei set galeotti. Tanto più che la patinata sovraesposizione mediatica di questa love story da copertina ha senz’altro contribuito a far incassare al film quasi 200 milioni di dollari negli USA.

Il gossip made in Hollywood non ha sortito gli stessi effetti in Italia, visto che al 22 gennaio il film aveva incassato poco più di 7 milioni e mezzo di euro e si era guadagnato solo il 39° posto al box-office.

Marica Rizzo

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