Notizie Recensioni Interviste Prima Pagina Materiali Perditempo

Recensioni Reviews

Scheda

Sceneggiatura:

Herbert Golder, Werner Herzog

Regia:

Werner Herzog

Prodotto da:

INDUSTRIAL ENTERTAINMENT, DEFILM PAPER, STREET FILMS

Distribuito da:

One Movie

Edizione italiana:

TECHNICOLOR

Dialoghi italiani:

CONNIE BISMUTO

Direttore del Doppiaggio:

CONNIE BISMUTO

Assistente al doppiaggio:

PATRIZIA BRAMBATTI

Fonico di doppiaggio:

CHRISTIAN MURGIA

Voci:

Michael Shannon:

CHRISTIAN IANSANTE

Chloë Sevigny:

CHIARA COLIZZI

Willem Dafoe:

ENNIO COLTORTI

Udo Kier:

SERGIO DI STEFANO

Michael Peña:

GIANFRANCO MIRANDA

Brad Dourif:

GEROLAMO ALCHIERI

Grace Zabriskie:

DORIANA CHIERICI

dialoghi
italiani
1
direzione
del doppiaggio
2

My Son, My Son, What Have Ye Done
(My Son, My Son, What Have Ye Done, Usa/Germania 2009)

Herzog ripesca un fatto di cronaca (Mark Yavorsky nel ’79 uccise la madre con un’antica sciabola e venne dichiarato incapace di intendere) e ne traccia un parallelo con la tragedia di Sofocle, identificandone la matrice nel dramma dell’odio che non lascia possibilità di scelta. Il matricida Brad, esattamente come Oreste, ha il destino tragicamente segnato e un solo dilemma: come comportarsi di fronte all’evidenza del fato, mentre gli dèi stanno a guardare.
Il parallelo con la tragedia è esplicitato dal continuo rinvio tra la realtà narrativa (non a caso di chiaro stile documentaristico) e la drammatizzazione scenica (le prove dell’Elettra, di cui Brad, attore dilettante – tra parentesi, come il personaggio reale – è il protagonista).
Il tema è alto, il regista è Herzog, il produttore è Lynch, eppure qualcosa non funziona, se sono rimasto – e, meno male per me, non sono l’unico – fortemente perplesso dalla generale arronzatezza del tutto, per niente coinvolto e anche un po’ annoiato.
Di sicuro quel che non funziona è il doppiaggio, a partire dalle interpretazioni (superficiale Iansante su Shannon, troppo immotivatamente dolce Coltorti su Dafoe) e dall’audio, approssimativo e intubato. Ma dove non ci siamo proprio è nei dialoghi, che avrebbero richiesto una maggiore comprensione del film e che invece sembrano proprio scritti a tirar via, mettendo a sinc un po’ di parole, spesso molto a caso. Insomma, Connie Bismuto sembra aver affontato il cimento con la spigliata leggerezza con cui si può sfidare, come dire, un Baywatch.
Senza sorvolare su espressioni come «fuma le Cool come sigarette», «prendi i miei occhiali dalla mia tasca», un «ospedale navale» per «navy hospital», «l’ha spaccata tutta per la prima volta» per descrivere il delitto, non si possono non segnalare i seguenti punti forti: il regista della tragedia messa in scena nel film che spiega (?) la suddetta tragedia alla compagnia: «lasciatemelo dire chiaramente: questi antichi greci non solo erano una massa di filosofi e di esteti che non volevano compromettersi; si immergevano nella realtà delle cose»; il gustoso «Tantalo ardentemente bramoso dell’uva che lo separava di poco dal suo braccio» seguito a breve distanza dall’azzardato etimo «tantalo-tentare-tormentare»; la non-citazione da Guerre stellari «nella palla dell’ombra della morte» (più oscura dell’ombra del lato oscuro) e, per finire, le «eagles in drag», i fenicotteri rosa del protagonista, ridotte a banali e non-significanti «aquile mascherate».

Giovanni Rampazzo

aggiungi il tuo punto di vista

La redazione si riserva la facoltà di pubblicare i contributi inviati, fatto salvo ovviamente ogni diritto di replica.

 

 

 

Avvertenze legali ~·~ © 2005~2013 aSinc.it ~·~ Tutti i diritti riservati.