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Scheda

Soggetto:

Pierre Barillet, Jean-Pierre Grédy

Sceneggiatura:

François Ozon

Regia:

François Ozon

Prodotto da:

MANDARIN CINÉMA, FOZ, FRANCE 2 CINÉMA, MARS FILMS, WILD BUNCH, SCOPE PICTURES, CANAL+, TPS STAR

Distribuito da:

BIM

Edizione italiana:

PCM AUDIO

Dialoghi italiani:

FRANCESCO VAIRANO

Direttore del Doppiaggio:

FRANCESCO VAIRANO

Assistente al doppiaggio:

SONIA DE DOMINICIS

Fonico di doppiaggio:

MARCO DEL RICCIO

Fonico di mix:

CLAUDIO TOSELLI

Voci:

Catherine Deneuve:

MELINA MARTELLO

Gérard Depardieu:

EDOARDO SIRAVO

Fabrice Luchini:

CARLO VALLI

Karin Viard:

FRANCA D'AMATO

Judith Godrèche:

SELVAGGIA QUATTRINI

Jérémie Renier:

SIMONE VELTRONI

Bruno Lochet:

GEROLAMO ALCHIERI

dialoghi
italiani
4,5
direzione
del doppiaggio
4

Potiche - La bella statuina
(Potiche, Francia 2010)

Ozon costruisce un altro capitolo della sua enciclopedia femminile intorno alla figura di Suzanne (Catherine Deneuve), moglie-soprammobile del gretto industriale Robert Pujol (Fabrice Luchini), in un Settantasette francese di lotta e di governo, e lo fa a suo modo, splendidamente, immergendo l’omonima commedia di Barillet e Grédy in un clima solo fintamente leggero, in cui il gioco di citazioni ambientali e stilistiche e l’uso del canto è ancora una volta il modo di introdurre lo straniamento, così come il deputato-sindaco Babin (Gérard Dépardieu) è il deus ex machina che spiazza e mostra la corda della famiglia (e della commedia) borghese.

Una commedia teatrale sofisticata, di cui il doppiaggio italiano conserva il ritmo serrato con dialoghi complessi ma scorrevoli, ben costruiti e brillanti, che caratterizzano perfettamente i personaggi. Due piccoli nei non minano granché la tenuta generale: l’uso di Iva (l’italiana imposta sul valore aggiunto) invece della Tva francese sembra una localizzazione azzardata; «elezioni legislative» invece di «elezioni politiche» era un calco evitabile.
Grande prova d’attrice di Franca D’Amato, la segretaria-amante Nadine, superlativa quando declama in versi la sua triste condizione; molto bravi tutti gli altri, mai sopra le righe e sempre intonati in una prova d’orchesta che avrebbe potuto essere perfetta, non fosse stato per la scelta di far doppiare Dépardieu a Edoardo Siravo, scelta che avrà avuto di sicuro le sue ragioni ma che risulta, alla prova dei fatti, molto discutibile. Nella storia “vocale” di Depardieu si sono succeduti molti professionisti, da Renato Cortesi, a Rodolfo Bianchi, a Ennio Coltorti, a Giancarlo Giannini, per non parlare del compianto Oreste Rizzini e di molti altri che hanno interpretato l’attore francese in un solo film e possiamo dire che l’equilibrio voce-volto è stato quasi sempre centrato con soddisfazione di tutti. Ora, senza nulla togliere a Edoardo Siravo – ottimo attore e doppiatore, e anche buon regista teatrale, per dirla tutta – tentare di incollarlo al volto, all’età, alla “corposità” di Dépardieu è stato un danno per entrambi, peraltro senza nessuna evidente giustificazione drammaturgica. Di rilievo Carlo Valli su Luchini.

Valerio Moretti

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