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Recensioni Reviews

Scheda

Prodotto da:

British Broadcasting Corporation

Edizione italiana:

MULTIMEDIA NETWORK

Dialoghi italiani:

NICOLA BRUNO

Direttore del Doppiaggio:

NICOLA BRUNO

Fonico di mix:

CLAUDIO OLIVIERO

Trasmesso in Italia da:

RaiTre

Voci:

Julie Graham:

FRANCESCA FIORENTINI

Max Beesley:

FRANCESCO BULCKAEN

Paterson Joseph:

MASSIMO BITOSSI

Zoe Tapper:

DOMITILLA D'AMICO

Nikki Amuka-Bird:

SELVAGGIA QUATTRINI

Phillip Rhys:

STEFANO CRESCENTINI

Chahak Patel:

MANUEL MELI

Robyn Addison:

VALENTINA MARI

dialoghi
italiani
2,5
direzione
del doppiaggio
2

Survivors
(Survivors, Gran Bretagna 2008-2010)

Le idee forti come quella della fine del mondo non tramontano mai e a partire dall’Apocalisse – la Bibbia è la madre di tutte le fiction – hanno portato un gran contributo alla narrativa e al cinema. E alla TV. Il rifacimento di Survivors è un esempio degno e ben strutturato della messa in scena dell’apocalisse prossima ventura, il suo punto forte è l’esecuzione tecnica, unita a un cast di attori che si muovono a dovere in un impianto scenografico in cui tutto è possibile. Il suo punto debole è la troppa pulizia, l’eccesso di asetticità: un’apocalisse che si rispetti è lercia e puzza, investe lo spettatore come fosse una rivoluzione naturale, come nello splendido The Road, totalmente senza speranza, mentre in Survivors la speranza è sempre dietro l’angolo. E se la versione originale è un punto a favore della miniserie, il suo doppiaggio italiano stenta ad appassionare, è come un camion con una ruota bucata, manda tutto fuori centro provocando una vibrazione negativa che aumenta il senso generale di poca credibilità, mostra il limite della fiction. Le voci sembrano essere scelte un po’ a casaccio e non stanno sui personaggi, non riescono a riprodurre l’Ansia di chi è destinato a essere un sopravvissuto, in bilico con la responsabilità di non esssere morto. Hanno come l’emozione di qualcuno che esce da un centro benessere e si ritrova una multa sul parabrezza (a proposito, si sente qualcuno dire «parabreza»), la direzione non è riuscita a mandare a regime il motore interiore degli attori che quindi recitano la loro parte senza l’anima necessaria. Stesso discorso per i dialoghi che sembrano come tradotti da Adactator 1.3 mentre questa serie avrebbe meritato almeno la versione 3.1.  Con meno calchi. Frasette come «si sente minacciato dal mio potenziale» mi hanno fatto un po’ cascare le braccia, «presentarti disponibile» me le hanno fatte incrociare, i troppi «già» mi hanno irritato la mucosa gastrica, al «dannata porta» ho spento.

Marnie Bannister

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