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Scheda

Soggetto:

C.S. Lewis (dal romanzo omonimo)

Sceneggiatura:

Ann Peacock, Andrew Adamson, Christopher Markus, Stephen McFeely

Regia:

Andrew Adamson

Prodotto da:

Walt Disney Pictures, Walden Media, Lamp Post Production Ltd.

Distribuito da:

Buena Vista International

Edizione italiana:

CVD

Dialoghi italiani:

Maura Vespini

Direttore del Doppiaggio:

Maura Vespini

Assistente al doppiaggio:

Paola Speranza

Fonico di doppiaggio:

Giovanbattista Mariani

Supervisione artistica:

Roberto Morville

Voci:

Lucy Pevensie:

Lilian Caputo

Edmund Pevensie:

Jacopo Bonanni

Peter Pevensie:

Flavio Aquilone

Susan Pevensie:

Letizia Ciampa

Strega Bianca:

Franca D'Amato

Sig. Tumnus:

Stefano Crescentini

Aslan:

Omar Sharif

dialoghi
italiani
3
direzione
del doppiaggio
2

Le Cronache di Narnia: il leone, la strega e l’armadio
(The Chronicles of Narnia: the lion, the witch and the wardrobe, Usa/Nuova Zelanda, 2005)

Tratto dal romanzo di C. S. Lewis, il film racconta la storia dei quattro fratelli inglesi, Lucy, Edmund, Peter e Susan, che vengono mandati dalla madre in una casa di campagna per sfuggire agli orrori della seconda guerra mondiale. Durante i loro giochi scoprono un armadio, il cui interno nasconde il mondo di Narnia. I quattro vi si avventurano per aiutare il paese che è intrappolato nel gelo perenne per colpa di un incantesimo della malvagia Strega bianca.

La trama promette bene; d’altra parte il libro ha avuto un grande successo, tuttavia dopo la grande campagna pubblicitaria che la Disney ha dedicato a questo film, il pubblico che si è seduto al cinema si aspettava qualcosa di più dalle Cronache di Narnia. Numerosi dettagli sono stati trascurati e alcune scelte sulla sceneggiatura e nella produzione hanno marchiato negativamente il film, che ha il malcelato intento di ricalcare le orme del Signore degli Anelli. Di nuovo il tema del viaggio e del rito d’iniziazione, l’eterna battaglia tra bene e male, il tema dell’amicizia è sostituito da quello della fratellanza, ma è un dettaglio. Alcune scene sono condannabili quasi di plagio, come quella della battaglia tra l’imponente esercito della Regina Bianca e quello, meno numeroso e apparentemente malmesso (esattamente come nel Signore degli Anelli) di Aslan.

Il film è troppo lento: dall’inizio al primo contatto con il mondo di Narnia passano 13 minuti; da questo momento al primo incontro con il fauno Tumnus ne passano altri due (nei quali la piccola Lucy non fa altro che camminare estasiata sulla neve). Infine dall’inizio del film al definitivo ingresso dei fratelli a Narnia passano 45 minuti: un’enormità nell’economia globale del film. Non bisogna dimenticare che i film fantasy raramente vengono scritti direttamente per il grande schermo, molto spesso sono adattamenti di successi letterari. I libri di questo genere sono spesso molto lunghi e ricchi di particolari e piccoli episodi che dovrebbero essere eliminati nell’adattamento.

Alcuni personaggi, poi, non vengono spiegati. Non si sa come la Strega sia arrivata a Narnia e quale sia la causa dell’incantesimo, non si capisce il ruolo del leone che non è il vero re di Narnia, così come non si capisce il personaggio del professore, che pare sappia dell’esistenza di Narnia, ma non vuole lasciar intendere nulla.

Inoltre c’è un utilizzo eccessivo della computer graphics, che talvolta è eseguita male. Molti disegni sono palesemente tali, mentre lo spettatore dovrebbe avere l’illusione che i personaggi siano veramente presenti sul set, come accadeva nel Signore degli Anelli. La tecnica viene quasi abusata e utilizzata anche quando non necessario, per esempio nelle scene iniziali con gli aerei militari e per il treno su cui viaggiano i bambini.

L’edizione italiana, purtroppo, dà il suo contributo negativo. I dialoghi sono stesi nel complesso abbastanza bene, ma il sincrono non è sempre perfetto. Il pubblico che conosce l’inglese, infatti, riesce a capire diverse volte quale fosse la battuta originale perché il sonoro non calza sulla bocca del personaggio. Un piccolo esempio: durante la battaglia contro l’esercito della Strega bianca Peter incita i suoi urlando “Per Narnia! Per Aslan!”. Il viso del ragazzo è in primo piano e si vede la bocca spalancata nella o di “For Narnia! For Aslan!”. Sarebbe stato meglio fargli dire “Con Narnia! Con Aslan!”, il significato sarebbe stato pressoché identico e il labiale perfetto.

Altre volte sono le scelte di stile a essere poco azzeccate. I bambini molto spesso, infatti, utilizzano un registro troppo educato e lezioso. La scena in cui Lucy prende il tè con il sig. Tumnus è quasi stucchevole, con la bimba che, alla domanda del fauno che le chiede se conosce alcune delle melodie di Narnia, risponde “Scusa, no”, oppure lo consola dicendogli “Non c’è altro fauno gentile come te”. Alla sorella Susan dice “Forse trovano che sei buffa”, quando entrano nell’accampamento dell’esercito di Aslan. Ma soprattutto è incomprensibile la ridondanza dell’espressione “armadio guardaroba”. È già tanto che una bambina dica “guardaroba”, figuriamoci poi se dice “armadio guardaroba”. Sono espressioni che nemmeno una bambina della Londra degli anni Trenta e Quaranta userebbe mai.

Sparse qua e là nel film ci sono altre frasi che avrebbero dovute essere adattate meglio: la strega definisce Edmund un bambino “amabile”, anche in questo caso la scelta stilistica è un po’ troppo affettata; Peter dice “noi non siamo in grado” di aiutare Narnia, come risposta alle preghiere di Lucy di restare nel mondo fatato. Sarebbe stato più corretto dire “non ne siamo in grado” perché altrimenti sembra incompleta. Quando parla con Aslan inizia il discorso con “Si tratta di questo”, ma è una battuta che stacca troppo con quella successiva, sarebbe stato opportuno legarle iniziando con “Il fatto è che…”. Stranissima, inoltre, l’esclamazione di Edmund che mentre cavalca richiama il cavallo con un “Cavallo!”. D’accordo che la dialoghista avrà voluto introdurre la risposta del cavallo, che, indignato, gli dice il suo nome; ma è impensabile che chiunque dica una cosa del genere. Bastava adattare con un “Buono, tu!” o qualsiasi equivalente, poiché la bocca non era in primo piano. Inoltre tutto il discorso della Strega bianca prima di sacrificare Aslan è fuori sinc e il labiale impreciso, tanto più che viene ripresa in primo piano.

Molto carina invece la battuta della volpe dopo essere stata attaccata dai lupi che dice “Vorrei poter dire che lupo che abbaia non morde!”. Sarebbe interessante scoprire la battuta originale.

Per quanto riguarda la direzione del doppiaggio sono necessarie fare delle annotazioni positive, ma ci sono un paio di punti dolenti. La scelta della voce del sig. Tumnus è decisamente azzeccata, e la recitazione del doppiatore riesce a dargli le giuste sfumature: timoroso e tentennante quando è spaventato dall’arrivo di Lucy, caldo e tenero quando deve consolarla. Buona anche la scelta delle voci dei quattro fratelli, in particolare si distingue la recitazione della doppiatrice di Lucy, che mantiene la dolcezza della bimba. Non male anche la scelta della voce della Strega bianca, ma la recitazione è troppo piatta rispetto allo sguardo e al viso dell’attrice (Tilda Swinton).

Decisamente brutta, al contrario, la voce del servo della Strega, che è femminea, se non addirittura proprio femminile. Ma il tasto dolente di tutto il doppiaggio è la scelta della voce del leone Aslan. Nella versione originale viene doppiato da Liam Neeson, voce calda e rassicurante, nell’edizione italiana da Omar Sharif con una voce tremolante che fa sembrare il re della foresta vecchio e malato. Bisognava scegliere una voce avvolgente, autorevole e imperiosa, invece è stata scelta questa voce che non c’entra nulla con il personaggio, tanto da suscitare numerose risate in sala alla prima battuta. Aslan è uno dei protagonisti, non si può fare un errore del genere con un personaggio così importante. Eventualmente può passare la voce del servo della Strega che dice al massimo una decina di battute, ma Aslan ha una rilevanza maggiore.

In conclusione i dialoghi sono spesso imprecisi o inadatti, ma non ci sono errori madornali, mentre per la direzione del doppiaggio l’errore su Aslan spicca su tutti. Per un film che deve essere “il film di Natale della Disney” si poteva fare un’edizione italiana più accurata, più attenta e in generale migliore.

Alessandra Basile

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