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Scheda

Soggetto:

Jon Lucas, Scott Moore

Sceneggiatura:

Jon Lucas, Scott Moore

Regia:

Todd Phillips

Prodotto da:

BENDERSPINK, GREEN HAT FILMS, LEGENDARY PICTURES

Distribuito da:

Warner Bros.

Edizione italiana:

DUBBING BROTHERS INT. ITALIA

Dialoghi italiani:

VALERIO PICCOLO

Direttore del Doppiaggio:

ORESTE BALDINI

Assistente al doppiaggio:

MARIA GRAZIA NAPOLITANO

Fonico di doppiaggio:

ALESSIO MONCELSI

Fonico di mix:

EMANUELE LEOLINI

Voci:

Bradley Cooper:

CHRISTIAN IANSANTE

Ed Helms:

ALESSANDRO QUARTA

Zach Galifianakis:

ROBERTO STOCCHI

Justin Bartha:

MASSIMILIANO ALTO

Heather Graham:

LAURA LATINI

Sasha Barrese:

BARBARA DE BORTOLI

Jeffrey Tambor:

RENATO CECCHETTO

Ken Jeong:

ORESTE BALDINI

Rachael Harris:

ANTONELLA BALDINI

Mike Tyson:

BRUNO CONTI

Bryan Callen:

NANNI BALDINI

Mike Epps:

FABRIZIO VIDALE

Matt Walsh:

SERGIO DI GIULIO

Nathalie Fay:

ELEONORA RETI

Rob Riggle:

FRANCO MANNELLA

Cleo King:

RITA BALDINI

dialoghi
italiani
2
direzione
del doppiaggio
2,5

Una notte da leoni
(The Hangover, Usa 2009)

Avevo iniziato a vedere questo film con una brutta predisposizione, infatti era stata appena diffusa la notizia che il presidente aveva firmato l’ennesimo provvedimento in favore di coloro che stanno distruggendo il paese e presa da un attacco di sconforto giravo per casa pensando a cosa mettere in valigia prima di lasciare per sempre al suo destino lo stivale, ormai sfondato. Poi, nella consapevolezza del vecchio detto romano “chi s’estranea dalla lotta è ’n gran fio de ’na mignotta” ci ho ripensato e per dimenticare la realtà mi ero appunto accinta alla visione. Ma niente, l’orrendo pensiero si ripresentava ogni minuto provocandomi ruttini acidi, per cui sono passata sul mai troppo osannato RAISTORIA che, per quanto mai opportuna combinazione, trasmetteva un bel documentario su piazzale Loreto.
Fatto il pieno di ottimismo mi sono sorbita lo sforzo creativo di Todd Philips. Difficile definire il film, molto usacentrico, anzi losangelino e ben poco mediterraneo, nonostante certe volgari usanze come l’addio al celibato abbiano fatto una certa presa nel popolino della terra di Romeo e Giulietta (e fermo restando lo storico festino organizzato da uno dei tanti delinquenti di casa Savoia, Umberto I°, che mise a disposizione degli amici, secondo il cortigiano di Rudinì, “cento culi freschi”). La pellicola narra infatti le gesta di quattro maschietti che vanno a Las Vegas a festeggiare l’addio al celibato di uno di loro, assumono inconsapevolmente della droga e restano coinvolti in una serie di situazioni tragicomiche (per lo spettatore Usa e giappo, per gli altri meno), fino al lieto fine.
Commedia un po’ stiracchiata e sopra le righe, ma comunque con una sceneggiatura ben impiantata con qualche raro accenno ironico a certo costume nordamericano, non viene graziata dal doppiaggio, troppo sopra le righe anche lui e quindi troppo evidente. Infatti i quattro protagonisti esagerano, troppo, soprattutto nella parte iniziale sconfinano dai contorni del proprio personaggio andando a rendere poco credibile la struttura della sceneggiatura che deve giustificare le stranezze commesse nel buco temporale. E questa esondazione recitativa è resa ancor più evidente da un testo spesso didascalico infarcito di “invenzioni” inconsistenti e di errori. «Questo mi ha toccato le staffe» fa accapponare la pelle, «tu adori quest’auto» la fa raggrinzire, «basta che metti la protezione sulle gomme così non si riempiono di sabbia» ti suggerisce di correre dal primo gommista per chiedergli lumi, «ehi, che bel carro» è un’offesa a Tespi, «fuori di melone» e «fuori di cocomero» – solo per citarne alcuni – completano il quadro deprimente. Ma non basta, il problema linguistico di «Caesar vuol dire Cesare» non è stato risolto, trionfa il doppiaggese a go-go: single, patetico, due fottuto e sette okay, un pleonastico «dissuasore elettrico con un sospettato» (perché, ce ne sono anche a pedali?) e infine «non è un borsello, si chiama satchel». Insomma, non ci siamo. Bella invece e ben fatta la canzone sulla tigre, e anche l’altra. Come azzeccati sono tutti i piccoli ruoli, primo fra tutti Mr. Chow, interpretato dal direttore, Oreste Baldini. Insomma, fare i protagonisti è una cosa da non prendere sottogamba perché, appunto, si rischia di perdere l’equilibrio, se non si è ben coordinati. Equilibrio necessario anche a scrivere delle cose che facciano ridere, spontaneamente. Perché cercare di far ridere a tutti i costi quasi sempre genera l’effetto contrario.

Marnie Bannister

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