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Scheda

Sceneggiatura:

Stephen M. Katz, John Darrouzet

Regia:

Bruce Beresford

Prodotto da:

Contract Productions, Emmett/Furla Films, Millennium Films, Nu Image Entertainment GmbH

Distribuito da:

01 Distribution

Voci:

dialoghi
italiani
1
direzione
del doppiaggio
2

The Contract
(The Contract, Germania/Usa 2006)

Alcune major dividono i film in tre categorie, diciamo a, b e c; alla prima – dicono - riservano doppiaggi di alta qualità, alla seconda: medio alta, alla terza: media. Nel caso di The Contract, - volgarizzato in italiano in un insulso filmetto in cui un ormai inflazionato Freeman nel ruolo di killer di classe e d’onore (ma anche psicologo e paterno) sfugge a chi, ahilui e ahilei, non vuole fargli rispettare “il contratto” – la scelta riservata è stata sicuramente la d.
Capisco che vedersi rifilato un polpettino insipido del genere sia un grave insulto per dei professionisti e che quindi questi reagiscano doppiandolo con la mano sinistra, con il rischio però che lo spettatore – che quanto meno investe due ore di vita - sia convinto che un professionista debba dare il meglio in ogni situazione e quindi reagisca, per esempio, cambiando canale. Al contrario la sottoscritta, ma solo per dovere e per la pagnotta, ahimé – come Freeman del resto – è andata fino in fondo. La direzione è piuttosto scarsa e non riesce a imprimere alcuna vera emozione e credibilità nelle voci: Freeman sembra la caricatura di se stesso, mentre Cusak – pur impegnato in azioni alla Weekend di paura – sembra recitare sbracato in salotto. Taccio sugli altri, comunque meglio impostati dei protagonisti. Per i dialoghi – ricalcati pedissequamente sulle costruzioni originali e del tutto inadeguati - mi limito a elencare alcune perle: «Sono le sei del mattino» (dopo una notte passata all’addiaccio), (un poliziotto) «Annegato, morto, ossa rotte», «Riprendiamo il cammino» (frase pronunciata più volte con tono biblico, ma non da Mosè), mappa per carta (e non siamo sull’isola del tesoro), «Cibo di prima qualità» (per cani o per gatti?), «Pare che uno sia ferito» (un killer spietato dall’eloquio raffinato), «Dimmi che sai pilotare quell’elicottero» (c’era il dubbio che fosse una lavatrice?), «Questo coso è precario» (forse riferito all’adattatore, non certo a una passerella sospesa sull’abisso), «Non riesco a mirare bene» (anche i killer hanno i loro problemi), «Mettiamoci in salvo» (disse prudentemente la pudibonda donzella? macché, strillato da un feroce assassino), il papà al killer, davanti al suo bambino, con cui è in campeggio: «Forza, alza il culo! », «È fuori servizio» (il telefono o il cervello?), e aggiunge: «Non sapevo che non funzionasse» (preziosismo forse provocato dall’aria fina di montagna?), «Ehi, sapientone» (un po’ mariuolo, cacastecchi, una vera birba, con la zimarra? un po’ di atmosfera da libro cuore non guasta mai), «Guardavo il canale della finanza» (o quello della borsa? o Non è mai troppo tardi?). Credo che basti.

Marnie Bannister

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