Notizie Recensioni Interviste Prima Pagina Materiali Perditempo

Recensioni Reviews

Scheda

Soggetto:

Duane Adler

Sceneggiatura:

Nicole Avril, Duane Adler

Regia:

Darren Grant

Prodotto da:

THE MAYHEM PROJECT

Distribuito da:

MEDUSA

Edizione italiana:

SEFIT-CDC

Dialoghi italiani:

VITTORIO DE ANGELIS

Direttore del Doppiaggio:

VITTORIO DE ANGELIS

Assistente al doppiaggio:

MARIA RITA AMARI

Fonico di doppiaggio:

MARCO MELONI

Fonico di mix:

FABIO TOSTI

Voci:

Mary Elizabeth Winstead:

FEDERICA DE BORTOLI

Tessa Thompson:

ALESSIA AMENDOLA

Riley Smith:

STEFANO CRESCENTINI

John Reardon:

RICCARDO ROSSI

Julissa Bermudez:

ELEONORA DE ANGELIS

Karen LeBlanc:

TIZIANA AVARISTA

dialoghi
italiani
4,5
direzione
del doppiaggio
4,5

Ballare per un sogno
(Make It Happen, Usa 2008)

Lauryn è una ragazza di campagna, abita nell’Indiana dove porta avanti l’officina di famiglia assieme al fratello Joel, in seguito alla morte dei genitori. La sua passione, però, è la danza e decide quindi di partecipare alle selezioni della School of music and dance di Chicago, nonostante il fratello non veda di buon occhio questo suo estro. Lauryn viene scartata pressoché immediatamente e, incapace di dirlo al fratello, gli mente e inizia a lavorare in un locale dove si balla il burlesque. Qui cambierà modo di ballare, prenderà una decisione definitiva sulla sua vita e troverà la maturità e il coraggio necessari per riprovare ad avverare il suo sogno.
Il regista e gli sceneggiatori sono gli stessi di film come Save the last dance e Step Up, possiamo dire quindi che sono degli specialisti nelle piccole moderne dedicate alla danza – che, comunque, ricalcano temi e sinossi di film più datati come Footlose, Flashdance e Dirty Dancing. Eppure sono sempre riusciti a trovare qualcosa di originale per soprassedervi. Finora. Ballare per un sogno è un Save the last dance al sapore de Le ragazze del Coyote Ugly. (leggi la recensione: http://www.asinc.it/rec_dtt_00.asp?Id=228)

La ragazza di campagna che si trasferisce nella grande città, timida ed intimorita che non ha abbastanza coraggio per realizzare il suo sogno, un passato difficile con una famiglia difficile, un locale trasgressivo che l’aiuta a trovare una nuova strada artistica e professionale, un ragazzo che cerca di abbordarla con la scusa di essere una persona importante e che poi la sprona a coltivare la sua passione, lei che comunque ha un tracollo emotivo e torna a casa nascondendo la voglia matta di ballare, l’improvvisa decisione di riprovarci, l’audizione disastrosa colmata da una spettacolare e l’abbraccio finale tra i due sul palco. I fan di questo genere di film di certo non vanno cercando un’esplosione di novità, quanto meno a livello di trama, si aspettano che gli sforzi maggiori vengano impiegati nelle coreografie e nelle musiche, ma questa volta gli sceneggiatori hanno davvero esagerato.
Vistro e stravisto anche l’effetto visivo in cui lo spettatore vede in avanzamento veloce l’evolversi del cielo, delle nubi e della luce nelle varie ore della giornata fino a rallentare al calar delle tenebre – visto che è la notte il momento in cui si svolge l’essenziale del film.
Dopo aver espresso questa grande riserva sulla storia stessa, possiamo procedere con l’analisi del doppiaggio. Si tratta di un doppiaggio che non si fa notare, quindi di un buon doppiaggio. Le voci sono state distribuite bene, senza nessuna nota in particolare. Carina e molto adeguata anche la recitazione di Alessia Mendola per la sempre sorridente Dana.
Non ci sono parti che non sono state tradotte, anzi è giusta la decisione di leggere con voce fuori campo il biglietto che Dana lascia a Lauryn la mattina dopo essersi trasferita da lei.
I dialoghi sono stati resi con appropriatezza di linguaggio, mantenendo il registro giovanile. Di certo Vittorio De Angelis non si è trovato di fronte a un film con grandi difficoltà a livello di dialoghi e lingua, le battute non sono mai particolarmente fitte e non presentano grandi insidie. L’unico appunto si trova nello scambio di battute tra Russ e Lauryn quando lui le dice che è stato molto bene con lei la sera prima (anche qui l’originalità fa da padrona…) e lei risponde «Anch’io» su «Me, too». Si vede la bocca della Winstead chiudersi nella <u> di “too”, ma non emette nessun suono perché è stata recitata un po’ corta.
La perplessità maggiore sulla resa italiana del film, sta nel suo sottotitolo. Il momento di crederci è adesso è orrendo, oltre al fatto che stona un po’, sarebbe stato meglio dire Il momento giusto per crederci. Sarebbe rimasto in ogni caso un sottotitolo pessimo, il classico caso in cui un titolo italiano svilisce quello originale. Non stupisce, poi, che a volte i titoli vengano lasciati in inglese – possibile che a volte trovare un titolo italiano avvincente sia così difficile?

Alessandra Basile

aggiungi il tuo punto di vista

La redazione si riserva la facoltà di pubblicare i contributi inviati, fatto salvo ovviamente ogni diritto di replica.

 

 

 

Avvertenze legali ~·~ © 2005~2013 aSinc.it ~·~ Tutti i diritti riservati.