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Scheda

Soggetto:

Spike Lee

Sceneggiatura:

Spike Lee

Regia:

Spike Lee

Prodotto da:

40 ACRES AND A MULE FILMWORKS

Distribuito da:

MIKADO FILM

Edizione italiana:

CDL

Dialoghi italiani:

ELISABETTA BUCCIARELLI

Direttore del Doppiaggio:

RODOLFO BIANCHI

Voci:

Denzel Washington:

ROBERTO PEDICINI

Ray Allen:

FABRIZIO VIDALE

Rosario Dawson:

FRANCESCA FIORENTINI

Hill Harper:

FRANCESCO PEZZULLI

Ned Beatty:

GIANNI MUSY

Jim Brown:

SERGIO FIORENTINI

Joseph Lyle Taylor:

CHRISTIAN IANSANTE

Bill Nunn:

SAVERIO MORIONES

Michele Shay:

ANGIOLA BAGGI

Lonette McKee:

LAURA BOCCANERA

dialoghi
italiani
4
direzione
del doppiaggio
4

He got game
(He got game, Usa 1998)

Jake si trova nel carcere di Attica, condannato a vent’anni per uxoricidio involontario. Suo figlio, Gesù, è la stella più promettente del basket americano, in procinto di scegliere l’università. Ha ancora una settimana per decidere, e tutti lo vogliono influenzare con i loro consigli più o meno sinceri: la sua ragazza, il coach, i parenti, gli amici o coloro che si fingono tali. Tutti chiedono continuamente a Gesù se ha già scelto l’università, cercando, ognuno a modo suo e con i propri mezzi, un tornaconto personale. Quella stessa settimana verrà concessa anche a Jake per convincere suo figlio a iscriversi a Big State, su proposta-imposizione del governatore, che promette di concedere in cambio al detenuto uno sconto di pena. L’uomo viene rilasciato temporaneamente con un ‘permesso speciale per lavoro’, esce forzatamente di prigione per un’intossicazione alimentare provocata a proposito dal direttore del carcere, e si ritrova in un motel malfamato di Coney Island (dove vivono i suoi due figli, Gesù e Maria), sorvegliato costantemente da due poliziotti, Spivey e Crudrup. Nel motel Jake conosce anche Dakota, una prostituta che vive nell'appartamento accanto al suo, con la quale nascerà un legame particolare. A Jake non viene affidato un compito facile, perché Gesù non vuole avere più niente a che fare con lui dopo la morte della madre. Ma i personaggi dei due protagonisti subiscono una continua evoluzione durante il film, e Jake lavorerà duramente per riconquistarsi la fiducia, la stima, e l’affetto del figlio. Il film è ricco di dialoghi ma anche di silenzi, fotogrammi che si susseguono e ci raccontano con grande intensità anche quello che non ci viene detto. Nel film vediamo spesso i gesti del padre che si ripetono esattamente allo stesso modo nel figlio, e rivelano quell’amore che Gesù tanto cerca di nascondere e mascherare con l’odio. Soggetto, sceneggiatura e regia di Spike Lee, He Got Game è un film vero, di evidente passione per il basket (vediamo anche una carrellata di immagini e piccoli cammei di grandi atleti come Michael Jordan e Shaquille O’Neal), di autenticità e di sentimenti reali che arrivano molto in profondità. Il doppiaggio italiano ha riprodotto con grande abilità l’intento originale del film. I dialoghi sono estremamente accurati e molto ben articolati.
L’adattamento di He got game riproduce abilmente la varietà e la complessità dei registri linguistici presenti nell’originale. Tutto viene restituito sapientemente allo spettatore senza livellare ad un italiano standard e monotono e senza cadere nel doppiaggese: i vari toni che Jake utilizza con il direttore del carcere, con i figli, con i due spiacevoli poliziotti che gli fanno da guardia; o ad esempio la lingua, anche un po’ gergale, dei ragazzi che parlano tra loro, estremamente difficile da rendere senza rischiare di regionalizzare troppo il dialogo. Un esempio dal tono di Gesù: «Il basket è come poesia in movimento. Tu entri in campo, ti trovi un tizio fra i piedi. Lo aggiri da sinistra, te lo porti a destra. Lui rimane indietro e tu… Proprio in faccia. E poi lo guardi, e dici: E allora?». E un altro da quello di Jake: «Bene. Allora? Questo ti fa sentire un vero uomo? Ah? Forse smetterai di odiarmi? Questo riporterà tua madre in vita? Forse potremmo ricominciare a essere padre e figlio (…) Voglio dirti una cosa: Pensa a te stesso. Pensa a tua sorella. Non dovrai più preoccuparti per me. Tu tira fuori quell’odio che hai nel cuore, ragazzo. O finirai solo per essere un altro negro, come tuo padre». Ottima e accurata la scelta delle voci, tutte molto adeguate e aderenti all'originale: Roberto Pedicini riesce a trasmettere, a restituire perfettamente sia la complessità e l’evoluzione del personaggio di Jake sia la straordinaria interpretazione di Denzel Washington; la voce di Fabrizio Vidale aderisce benissimo al personaggio di Gesù. Molto buone, poi, tra le altre, anche le interpretazioni di Francesca Fiorentini per Lola Bonilla, Sergio Fiorentini per Spivey. Il sinc risulta preciso e meticoloso. Il doppiaggio di He got game restituisce in modo ottimale il film ad un pubblico italiano. Sebbene Spike Lee non possa essere inserito tra i maggiori fautori del doppiaggio, in questo caso non potrebbe che essere soddisfatto del risultato e dell’ottima fruibilità della sua opera in un’altra lingua, in un altro paese, in un altro contesto culturale.

Alessia Cardinale

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