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Scheda

Soggetto:

Richard Yates

Sceneggiatura:

Justin Haythe

Regia:

Sam Mendes

Prodotto da:

EVAMERE ENTERTAINMENT, BBC FILMS, NEAL STREET PRODUCTION

Distribuito da:

UNIVERSAL

Edizione italiana:

TECHNICOLOR spa

Dialoghi italiani:

FRANCESCO VAIRANO

Direttore del Doppiaggio:

FRANCESCO VAIRANO

Assistente al doppiaggio:

SONIA DE DOMINICIS

Fonico di doppiaggio:

CARLO RICOTTA

Fonico di mix:

MARCO COPPOLECCHIA

Voci:

Leonardo DiCaprio:

FRANCESCO PEZZULLI

Kate Winslet:

CHIARA COLIZZI

Kathryn Hahn:

ILARIA GIORGINO

David Harbour:

FRANCO MANNELLA

Kathy Bates:

LORENZA BIELLA

Michael Shannon:

PIERFRANCESCO FAVINO

Jay O. Sanders:

FABRIZIO PUCCI

Zoe Kazan:

DOMITILLA D'AMICO

dialoghi
italiani
2
direzione
del doppiaggio
3,5

Revolutionary Road
(Revolutionary Road, Usa/Gran Bretagna 2008)

Tutti noi abbiamo ambizioni, tutti noi rincorriamo un modo di vivere che ci sembra ideale ma che non riusciamo a raggiungere, tutti noi prima o poi abbiamo desiderato “cambiare aria”. Se riusciamo ad accettare quello che la vita ci riserva, cercando e trovandone i lati positivi, allora abbiamo una possibilità di vivere almeno serenamente, se non felicemente. Se invece non abbiamo la forza di guardarci dentro e di trovare in noi la serenità per vivere con più leggerezza, se ci lasciamo trascinare troppo dalle illusioni senza riconoscerle come tali, allora il tunnel della depressione è dietro l’angolo, con tutto quello che ne deriva in termini di rapporti umani, familiari, affettivi. Questo è Revolutionary road: la storia di una giovane coppia inappagata nell’America degli anni Cinquanta, che crede sia sufficiente partire e cambiare continente per essere felice, inconsapevole di incolpare un luogo, una città, una casa, per il disagio dovuto all’insoddisfazione di sé.
April, aspirante attrice, si ritrova casalinga con due figli e il terzo in arrivo, Frank è impiegato in una ditta, a trenta anni ancora non sa che tipo di vita desidera condurre. Come lui stesso dice, sicuramente la voglia di cambiare non è a fini artistici, non è uno scrittore, un pittore, un musicista; non sa cosa vuole, ma sente che qualcosa gli manca e vuole avere il tempo per capire cos’è. Entrambi sono scontenti, entrambi cercano vie di fuga per riempire il “vuoto disperato” nel quale sentono di essere imprigionati. L’unico ad aver capito cosa li turba è John, matematico ovviamente considerato matto, che brutalmente li mette di fronte alle loro frustrazioni.

L’argomento, la perfetta recitazione che i due protagonisti ci offrono, il turbamento inevitabile che ci accompagna per tutta la durata del film e per le ore seguenti avrebbero meritato grande attenzione nell’opera di adattamento.
Invece ci troviamo con un bel «drink» appena cominciato il film.
Poi «una stilla d’acqua» ripetuto per ben due volte riferendosi all’innaffiamento di una piantina: si può dire «una goccia d’acqua» senza tema di essere considerati troppo “moderni”.
Helen, la stessa signora che dice «una stilla d’acqua», annuncia: «devo schizzare» invece di «devo andare via» o «devo scappare»: questa è incoerenza linguistica pura.
Probabile calco è «credo di saperlo fare» (risposta di Frank a John che gli spiega come versare lo sherry). L’espressione del viso non è acida ma molto disponibile, addirittura esprime benevolenza per un uomo considerato demente, quindi la battuta in italiano è incomprensibile.
In una delle discussioni violente tra April e Frank, quest’ultimo le consiglia uno «strizzacervelli», termine assolutamente inadeguato all’epoca e alla circostanza.
La segretaria di Pollack lo fa entrare dicendo: «grazie per la pazienza»; sarebbe stato più adeguato «scusi per l’attesa»: in Italia una segretaria coscienziosa si esprime così.
Ultimo ma non ultimo, due «fottiti» (uno per coniuge) in grande stile: per l’esattezza, a proposito dei suoi tradimenti, Frank usa l’indicativo: «mi fotto», April «fottiti chi ti va».
La direzione del doppiaggio ci offre momenti di grande intensità; i due protagonisti, Chiara Colizzi e Francesco Pezzulli, sono perfettamente in parte; stesso discorso vale per Lorenza Biella (Kathy Bates), giustamente sopra le righe nell’imbarazzo per il comportamento troppo confidenziale del figlio John, un eccellente, irriconoscibile e indimenticabile Pierfrancesco Favino. Naturalmente fastidiosa la voce dei due bambini: dobbiamo rassegnarci alla mancanza di professionalità dei piccoli davanti al leggio?
Questo film porta inevitabilmente ad un esame di coscienza, ad una riflessione sulla propria vita, sulle proprie speranze e disillusioni. Poteva essere un capolavoro: la limitata cura dell’adattamento e la conseguente mancanza di rispetto per l’intensa drammaticità espressa lascia l’amaro in bocca.

Elisabetta Fumagalli

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