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Scheda

Sceneggiatura:

Eric Warren Singer

Regia:

Tom Tykwer

Prodotto da:

MOSAIC MEDIA GROUP, ROSE LINE PRODUCTIONS, SIEBTE BABELSBERG FILM, STUDIO BABELSBERG

Distribuito da:

SONY PICTURES RELEASING ITALIA

Edizione italiana:

SEFIT-CDC

Dialoghi italiani:

FILIPPO OTTONI

Direttore del Doppiaggio:

FILIPPO OTTONI

Assistente al doppiaggio:

IVANA FEDELE

Fonico di doppiaggio:

FABIO BENEDETTI

Fonico di mix:

ALESSANDRO CHECCACCI

Voci:

Clive Owen:

FRANCESCO PANNOFINO

Naomi Watts:

BARBARA DE BORTOLI

Armin Mueller-Stahl:

LUCIANO DE AMBROSIS

Ulrich Thomsen:

CHRISTIAN IANSANTE

Brian F. O'Byrne:

SANDRO ACERBO

dialoghi
italiani
3
direzione
del doppiaggio
3

The International
(The International, Usa/Germania/Gran Bretagna 2008)

Una superproduzione tedesco-anglo-americana di quasi due ore – e un po’ si sente, soprattutto nel finale che non arriva mai – dove la teoria del complotto, quello delle banche che tutto fanno per il sordido profitto, trova finalmente corpo e trama. Infatti, i nostri eroi dell’Interpol scorrazzano per mezza Europa (ma fanno anche un salto a New York) nel tentativo di incastrare il Ciddià di un istituto bancario che non gode del lodo Alfano ed è particolarmente incline a commerciare in armi, ma poi – messaggio un po’ inquietante del film – il protagonista si rende conto che i sistemi legali sono insufficienti a sradicare il male e, coadiuvato da un generale sovietico in disarmo che flotta tra la sua posizione di consigliori del teratoma capitalista e la triste nostalgia del sol dell’avvenir, passa ad argomenti più convincenti, ossia meno legali, seppur consapevole che decapitato un cancro a Istambul ne spunta un altro in Lussemburgo, perché la materia umana questo è. Comunque, il tutto è ben costruito e scorre fluido, anche per via di un cast di tutto rispetto, con un Owen e un Mueller-Stahl in stato di grazia e ben diretti, un ritmo che manca nelle parti italiane, in cui ovviamente gli interpreti sono italiani – e quindi (tranne che per il bravo Alessandro Fabrizi) geneticamente modificati dai ritmi gigioneschi à la Incantesimo – per cui il film si pianta un po’.
Il doppiaggio è buono (salvo inflessioni francesi e tedesche un po’ troppo accentuate, in contraddizione con la mancanza di ogni inflessione degli italiani, che quindi si potrebbero dedurre americani) e ben diretto, la distribuzione dei ruoli è più che giusta con De Ambrosis attaccatissimo a Mueller-Stahl, ma anche la De Bortoli e Iansante; scollato invece a mio avviso Pannofino su Owen, lo sovrasta; con tutto che lui è perfettamente in parte è davvero troppo riconoscibile e ogni volta che parla ti aspetti di vederlo spuntare sulla scena.  Fluidi anche i dialoghi, con solo tre sobbalzi, uno leggero: “file” per fascicolo personale, uno medio: “ho sentito la tua voce” per “ti ho sentita parlare”, e uno accentuato, che la poltrona del cine ha patito, nonostante sia dimagrita con fatica quattro chili: “fai in modo che il mio amico non è morto invano”.

Marnie Bannister

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