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Scheda

Soggetto:

Ann Brashares

Sceneggiatura:

Delia Ephron, Elizabeth Chandler

Regia:

Ken Kwapis

Prodotto da:

ALCON ENTERTAINMENT, WARNER BROS., TRAVELING PANTS PRODUCTIONS INC., 17TH STREET PRODUCTIONS

Distribuito da:

WARNER BROS. ITALIA

Edizione italiana:

SEFIT-CDC

Dialoghi italiani:

SANDRO ACERBO

Direttore del Doppiaggio:

SANDRO ACERBO

Assistente al doppiaggio:

ANDREINA D'ANDREIS

Fonico di doppiaggio:

STEFANO SALA

Fonico di mix:

ALESSANDRO CHECCACCI

Voci:

Amber Tamblyn:

PERLA LIBERATORI

Alexis Bledel:

ILARIA LATINI

America Ferrera:

ALESSIA AMENDOLA

Blake Lively:

DOMITILLA D'AMICO

Jenna Boyd:

EVA PADOAN

Michael Rady:

ROBERTO GAMMINO

dialoghi
italiani
2,5
direzione
del doppiaggio
2,5

4 amiche e un paio di jeans
(The Sisterhood of the Traveling Pants, Usa 2005)

Non ci si aspetta molto da un film con un titolo così banale. Io stessa pensavo di trovarmi di fronte alle solite storie adolescenziali, invece Quattro amiche e un paio di jeans ha rappresentato una piacevole sorpresa. Le storie delle protagoniste sono intense, ricche di sentimento, spunti di riflessione e la loro recitazione è ottima.
Le amiche in questione sono Bridget, Lena, Tibby e Carmen e si devono separare per la prima volta nella loro vita per l’estate prima del college. Prima di partire provano un paio di jeans che stranamente, nonostante le loro diverse corporature, calzano a pennello a tutte e quattro. Decidono così di tenerli una settimana per una e poi spedirli all’amica successiva raccontando cos’è successo di speciale mentre li indossavano.
Bridget è una ragazza «determinata ai limiti della sconsideratezza», come lei stessa dice. Ha la passione del calcio e partecipa ad un torneo in Messico dove s’invaghisce di uno degli allenatori. Fa di tutto, quasi sfiorando il ridicolo, per mettersi in mostra ai suoi occhi. Tutta questa sua forza, in realtà, nasconde lo shock per la madre, morta suicida qualche mese prima.
Lena ama disegnare, è estremamente timida, non indossa mai vestiti che lascino intravedere il fisico e ha paura di tutto. Passa l’estate in Grecia dai suoi nonni per disegnare e lì incontra Kostas, nipote dell’acerrimo nemico di suo nonno. Quest’esperienza servirà a darle il coraggio di aprirsi al mondo e cambiare.
Tibby non parte per l’estate, resta a casa a lavorare in un centro commerciale e a girare un documentario su coloro che nella vita possono essere considerati “perdenti”. Tibby guarda con cinismo e svogliatezza alla vita, senza animarsi per nulla in particolare. Incontra però Bailey, una ragazzina che si offre di farle da assistente e con la quale instaurerà un legame particolare che la cambierà per sempre.
Carmen, di origine portoricana, è stata abbandonata dal padre quando era piccola. Decide di passare l’estate con lui nel South Carolina, ma il suo entusiasmo muore sul nascere quando, arrivata a casa sua, scopre che sta per risposarsi e diventare padre di due adolescenti che la sua nuova compagna ha avuto da un precedente matrimonio. Carmen incassa e non riesce a dirgli quanto è arrabbiata con lui, ma si sa prima o poi la bomba deve scoppiare…
L’edizione italiana sarebbe buona, se non fosse per alcuni errori nell’adattamento e alcune dimenticanze nella direzione del doppiaggio. La scelta delle voci è molto azzeccata, nulla da ridire. Però l’appello all’imbarco lanciato dal megafono in aeroporto quando Bridget è in procinto di partire non è stato doppiato, così come sono state lasciate in lingua originale le voci dalle radio dei soccorsi dell’ambulanza in seguito allo svenimento di Bailey. Non è nemmeno stato trovato il modo di tradurre la lettera che Bridget riceve dal padre durante il suo viaggio. Abbiamo il tempo di leggere velocemente le poche righe della missiva, ma chi non conosce l’inglese sicuramente perde completamente il messaggio. Probabilmente manca il tempo di inserire un sottotitolo, ma una voce fuoricampo, magari di Bridget che legge la lettera, avrebbe ovviato al problema.
Per quanto riguarda i dialoghi, invece, bisogna riconoscere il merito di averne mantenuto il ritmo serrato, e molto spesso accavallato, delle quattro amiche. Quando si ritrovano insieme diventa quasi difficile seguire quello che stanno dicendo perché parlano velocemente e ognuna sopra la voce delle altre.
Ci sono, però, un paio di adattamenti infelici. Innanzitutto durante la riunione tra le quattro in cui decidono l’importanza dei jeans e le regole con cui se li presteranno, Carmen sentenzia «Per nessun motivo laveremo via questi pantaloni». In italiano non si dice “lavare via” in una frase come questa. Si dice solo “lavare”. Probabilmente la scelta è legata alla frase successiva in cui dice «Volete lavare via la magia che è insita dentro di loro?». In questo caso “lavare via” è corretto, ma nel primo assolutamente no.
Inoltre, quando Bridget torna dalla sua vacanza, il padre vuole portarla fuori per festeggiare il suo ritorno, ma lei risponde «Magari più tardi, sono un po’ stanca del viaggio». Ma in italiano «essere stanchi di qualcosa» significa esserne stufi, annoiati. In questo caso avrebbe dovuto dire che è stanca per il viaggio.
Fortunamente gli errori di questo tipo sono solo questi, non sono molti ma si lasciano notare e, assieme alle dimenticanze nella direzione del doppiaggio, hanno abbassato il livello del doppiaggio di questo film.

Alessandra Basile

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