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Scheda

Soggetto:

Guy Ritchie

Sceneggiatura:

Guy Ritchie

Regia:

Guy Ritchie

Prodotto da:

COLUMBIA PICTURES CORPORATION - SKA FILMS

Distribuito da:

COLUMBIA

Edizione italiana:

SEFIT-CDC

Dialoghi italiani:

MARCO METE

Direttore del Doppiaggio:

MARCO METE

Assistente al doppiaggio:

DANIELA LOSAVIO

Voci:

Brad Pitt:

SANDRO ACERBO

Jason Statham:

RICCARDO ROSSI

Alan Ford:

DARIO PENNE

Vinnie Jones:

MAURIZIO RETI

Benicio Del Toro:

FRANCESCO PANNOFINO

Mike Reid:

RENATO MORI

dialoghi
italiani
2
direzione
del doppiaggio
3

Snatch - Lo strappo
(Snatch, Usa/Gran Bretagna 2000)

Scritto e diretto da Guy Ritchie nel 2000, vincitore di quattro oscar e nominato per cinque, Snatch parla molte lingue, e presenta dunque difficoltà oggettive sia nell’adattamento sia nel doppiaggio. Ci sono russi, zingari, afro-americani, inglesi, qualche americano, un turco e un giamaicano. Il film è ambientato a Londra, e racconta le vicissitudini di vari gruppi di criminali, che cercano tutti di impossessarsi di un diamante da ottantaquattro carati. Avi impiega Tommy, detto Quattro dita, per trovare un diamante ad Anversa, recarsi a Londra per piazzare altre cose di minor valore, ed infine arrivare a New York e consegnargli la "pietra". Tommy ci riesce, ma il ragazzo ha il vizio del gioco, e presto per questa sua debolezza si ritroverà in una situazione complicatissima, tra vari gruppi che vogliono braccarlo per appropriarsi del diamante.

Il doppiaggio italiano del film è stato diretto da Marco Mete, che ne ha curato anche l’adattamento. Buona la scelta delle voci (Sandro Acerbo per Brad Pitt, Riccardo Rossi per Jason Statham, Francesco Pannofino per Benicio Del Toro, Renato Mori per Mike Reig), che aderiscono perfettamente ai personaggi, nonché il tentativo, seppur non sempre riuscito, di restituire a un pubblico italiano le diverse varietà linguistiche presenti nella versione originale. Certamente il doppiaggio presenta non poche complessità, e la versione italiana del film riporta varie tipologie di problemi, a partire da errori di comprensione e quindi di adattamento: una frase del linguaggio pikey (varietà linguistica degli zingari e dei nomadi provenienti soprattutto dalle aree geografiche inglese e irlandese) quale «Do you like dags?» (pronuncia pikey di «Do you like dogs?»/«Ti piacciono i cani?») in italiano suona «Ti piacciono i coni?». Una frase del genere porta lo spettatore a non comprendere il senso di ciò che si sta dicendo. È vero che Mickey la pronuncia indicando i cani, e che l’adattamento deve rendere la particolarità del linguaggio dei nomadi, ma coni sembra allontanarsi un po’ troppo dal senso originale, aggiungendo un livello di significato improprio e fuorviante. Successivamente, durante un tentativo di rapina per accaparrarsi i soldi delle scommesse di un incontro di boxe clandestino, Sol e Vince vanno dall’allibratore e minacciano la cassiera con un fucile chiedendole i soldi; lei freddamente risponde, indicando anche la stessa frase scritta in stampatello sulla lavagna dietro di sé: «All bets are off», che per uno spettatore italiano viene reso come «Tutte le scommesse sono cancellate». Le scommesse sono in realtà semplicemente chiuse, non se ne possono più piazzare altre; di lì a pochi minuti avrà luogo l’incontro di pugilato. L’errore crea incomprensione in chi guarda il film, indotto a credere che per qualche motivo l’incontro non si tenga più. Creano inoltre confusione, o quanto meno una strana reazione e una conseguente incapacità di comprendere i dialoghi, parole come "sterle" (per "grand" o "k", sterline), "zinghi" (per "gyppos", zingari), e bizzarre trasposizioni di registro linguistico. È infatti un po’ inverosimile che un delinquentello, riferendosi al compagno obeso, talmente grasso che a fatica riesce a scendere dalla macchina, lo descriva come un muflone, termine non proprio frequente tra chi parla abitualmente un linguaggio da strada. Un altro problema del film sta nel riuscire a rendere le molte espressioni linguistiche ed idiomatiche presenti nell’originale, che non hanno un equivalente immediato in italiano. In questi casi l’ideale sarebbe trovare delle soluzioni che possano rendere e trasferire il senso, magari anche stravolgendo l’originale, ma capaci di fornire una qualche aderenza all’immagine e a quel che viene detto senza rischiare, come in questo film, di rendere spesso improbabile allo spettatore la comprensione dei dialoghi. Frasi come «Sono affascinanti come un secchio di vermi, questi» («They could charm the paint off walls, these fellas»); «Giornata d’oro a lei, signora O’Neil» («Top of the morning to you, Mrs O’Neil»); «Passami il chiacchierone, Susan» («Pass the blower, Suzie»); «Mi fa
piacere che ti rosicchi le unghie dei piedi dall’ansia» («I’m glad to see you’re climbing the walls in fucking anxiety») decontestualizzano sia l’immagine sia il significato, creano dubbi e incomprensione in chi guarda il film, indipendentemente dal conoscere o meno l’inglese. Ancor peggio le espressioni idiomatiche, trasposte impropriamente nel doppiaggio, risultano inesatte o inadeguate in italiano, rese po’ approssimative, scelte affrettate che si traducono in una difficoltà pressoché costante per lo spettatore di poter comprendere i dialoghi e seguire il film senza chiedersi continuamente cosa intendano dire davvero i personaggi. Com’è noto, le espressioni idiomatiche esprimono la sfumatura culturale di un concetto che in italiano non può essere espresso con una semplice traduzione, proprio perché richiedono un adattamento che ne restituisca il
significato nella lingua di arrivo. Nel film, ad esempio, la resa italiana «Avi, tirati su i calzini» («Avi, pull your socks up») nel contesto di una sparatoria risulta strana e dissonante, crea difficoltà nel seguire il senso di quanto viene detto. Discorso simile vale per «Quello ha tante palle qui sotto
quante pigne ha qui dentro» («He’s got as many of these nuts as he has those nuts») che risulta un po’ troppo approssimativo. Il doppiaggio di Snatch risulta, in ultima analisi, poco convincente, un po’ impreciso e a
volte improprio. Se il doppiaggio per essere ben fatto non si deve notare, qui siamo spesso un po’ lontani dal suo obiettivo principale. Lo spettatore che si domanda continuamente cosa stia succedendo, che intenda dire questo o quel personaggio, il doppiaggio lo ha notato parecchio.

Alessia Cardinale

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