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Scheda

Sceneggiatura:

Mark Boal

Regia:

Kathryn Bigelow

Prodotto da:

KATHRYN BIGELOW, MARK BOAL, NICOLAS CHARTIER E GREG SHAPIRO PER VOLTAGE PICTURES, FIRST LIGHT, KINGS

Distribuito da:

VIDEA CDE

Edizione italiana:

CVD

Dialoghi italiani:

SERGIO DI GIULIO

Direttore del Doppiaggio:

SERGIO DI GIULIO

Assistente al doppiaggio:

PAOLA SPERANZA

Fonico di doppiaggio:

ENZO MANDARA

Fonico di mix:

MARCO COPPOLECCHIA

Sonorizzazione:

TECHNICOLOR SOUND SERVICES

Voci:

Jeremy Renner:

PASQUALE ANSELMO

Anthony Mackie:

GIANLUCA TUSCO

Brian Geraghty:

LUIGI FERRARO

Christian Camargo:

FRANCO MANNELLA

Guy Pearce:

FRANCESCO PRANDO

Ralph Fiennes:

SAVERIO INDRIO

David Morse:

ROBERTO STOCCHI

dialoghi
italiani
1,5
direzione
del doppiaggio
2

The hurt locker
(The hurt locker, Usa 2008)

Se l’obiettivo del film era dimostrare che la guerra è come la droga – come dichiarato nella didascalia iniziale – la Bigelow non lo raggiunge, salvo pensare che si droghino solo gli stupidi; se invece l’obiettivo non dichiarato era quello di mostrare come nessuno riesca a possedere la guerra, ma sia la guerra a possedere te fino all’orgasmo della morte, ci riesce in minima parte. Anche l’obiettivo politico contingente, quello del rapporto con la popolazione irachena è sterile, ma forse volutamente proprio per dimostrare l’impossibilità di un rapporto. Insomma, l’unico obiettivo che la regista e lo sceneggiatore sono riusciti a raggiungere è quello di aver fatto un film bruttarello assai, con personaggi non delineati che si muovono a vanvera in un andamento drammaturgico scombiccherato che forse ha l’unico pregio di mostrare il fallimento di certo sistema educativo statunitense che non riesce a ficcare nelle testoline di coloro che vanno a servire il paese alcunché. Nello stupore che certo cinema riesca a trovare fondi per essere prodotto anche al di fuori dell’Italia, segno inequivocabile che dio esiste, ma non sa leggere le sceneggiature, ci domandiamo perché un distributore debba credere di poterci cavare qualcosa sul nostro mercato.
A questo guazzabuglio di niente il doppiaggio aggiunge l’errore di mostrarsi troppo, come se tutti giocassero a fare J. Wayne, forse proprio nel disperato tentativo di dare senso al vuoto narrativo; ecco quindi che su facce anonime vengono incastrate a forza voci con troppo carattere che creano uno scompenso continuo con il taglio da reportage di guerra e toni troppo caricati che fanno notare una recitazione che tenta di essere spontanea ma non lo è. Anche il dialogo va nella stessa direzione, prova a essere naturale ma fallisce miseramente inzeppando il tutto di tutti i cliché possibili: i già, i dannata torcia, gli abbi cura, le capre bastarde, gli amico (ne ho contati almeno 40), fino a frasette curiose come “un’esplosione di 20 libbre”, alla mescola inopportuna di sistemi metrici diversi, e alla confusione fra destra e sinistra della scena iniziale con il robottino.
Menzione di demerito al distributore del dvd per non aver inserito nei titoli né nei crediti i nomi degli autori e degli artisti del doppiaggio.

Marnie Bannister

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