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Scheda

Soggetto:

Sophie Kinsella

Sceneggiatura:

Tracey Jackson, Tim Firth, Kayla Alpert

Regia:

P.J. Hogan

Prodotto da:

TOUCHSTONE PICTURES, JERRY BRUCKHEIMER FILMS

Distribuito da:

WALT DISNEY STUDIOS MOTION PICTURES

Edizione italiana:

DUBBING BROTHERS INT. ITALIA

Dialoghi italiani:

LORENA BERTINI

Direttore del Doppiaggio:

CLAUDIA RAZZI

Assistente al doppiaggio:

FRANCESCA LUCCHESE

Fonico di doppiaggio:

ALESSIO MONCELSI

Fonico di mix:

EMANUELE LEOLINI

Sonorizzazione:

TECHNICOLOR SOUND SERVICES

Supervisione artistica:

ROBERTO MORVILLE

Voci:

Isla Fisher:

FEDERICA DE BORTOLI

Hugh Dancy:

MASSIMILIANO MANFREDI

Krysten Ritter:

ILARIA LATINI

Joan Cusack:

STEFANELLA MARRAMA

John Goodman:

PAOLO MARCHESE

Kristin Scott Thomas:

EMANUELA ROSSI

dialoghi
italiani
3,5
direzione
del doppiaggio
4,5

I love shopping
(Confessions of a Shopaholic, Usa 2008)

Di certo non ci si poteva aspettare dello spessore da I love shopping, quindi in realtà non è una sorpresa che la pellicola sia molto leggera, eppure Rebecca Bloomwood risulta fin troppo artefatta e frivola, al limite dell’odioso.
Rebecca è una giovane giornalista con l’ossessione per la moda e per lo shopping. Non si tratta della solita ragazza che ama andare a fare spese con le amiche, bensì di una mania compulsiva a causa della quale non riesce a resistere al canto delle sirene delle vetrine e compra, compra, compra. Come spiega Rebecca stessa all’epilogo del film “Quando compro il mondo sembra migliore, il mondo è migliore. Quando ho finito di comprare, il mondo torna ad essere brutto ed io devo comprare di nuovo”. È così che accumula un debito con le carte di credito di quasi diecimila dollari. Ed è sempre così che iniziano le bugie – una dopo l’altra, una più grande dell’altra. Non è sola in questa sua battaglia contro gli addetti al recupero crediti, è aiutata dall’amica e coinquilina Suze che cerca di tenere il ritmo delle diverse bugie inventate – non senza una certa originalità – da Rebecca. Queste menzogne la portano addirittura a diventare redattrice per una rivista economica che dà consigli sul risparmio: lei che non sa nemmeno cosa significhi la parola “risparmiare”. Eppure viene travolta da un insperato successo. 
Tratta dal romanzo di Sophie Kinsella, la trasposizione cinematografica rispecchia fedelmente lo spirito brioso che regnava sulla carta. Un film da vedere con le amiche per una serata allegra all’insegna della moda con delle massime che senza ombra di dubbio troveranno spazio in una fetta di pubblico. Alcuni esempi: “Un uomo non ti tratterà mai bene come un negozio”; “L’intimo è un diritto umano inalienabile”. Tuttavia in alcuni tratti la storia assume toni troppo esasperati, inizia a mancare di credibilità. È divertente l’immagine del personaggio che si arrovella sulle sue stesse menzogne, ma a un certo punto diventano troppe e viene voglia di urlare “basta”. Ma questo succede con tutti i personaggi della Kinsella: donne intelligenti e brillanti che però inspiegabilmente peccano di ingenuità, frivolezza, cadendo in errori madornali ed incredibili, sempre credendo di essere geniali. E così iniziano le bugie – in tutti i suoi personaggi. L’idea di base è carina, il linguaggio arguto, ma poi si perde nei meandri del surreale. Come si suol dire: il troppo stroppia.
Questo il giudizio sul film e sul romanzo, è sicuramente diversa l’opinione sulla versione italiana che è decisamente buona. Le voci sono state distribuite molto bene, seguendo le caratterizzazioni dei personaggi assegnati. Ottima la recitazione di Ilaria Latini che segue le espressioni perennemente sorprese della saggia Suze. C’è un momento, invece, in cui la recitazione della De Bortoli (Rebecca) non convince. Durante il monologo iniziale, che capiamo essere volutamente esagerato, la sua recitazione è fin troppo affettata, stuccosa.
Non ci sono parti che non sono state doppiate e che invece avrebbero dovuto esserlo, anzi è stato adottato il rimedio della voce fuori campo per far capire allo spettatore il messaggio che Suze lascia a Rebecca quando se ne va di casa.
Anche ai dialoghi è stata dedicata la stessa cura, troviamo solo qualche imprecisione in più. Innanzitutto quando il centralista della casa editrice Dantay West consiglia a Rebecca di fare il colloquio presso la rivista di finanza “Far successo risparmiando” per arrivare al magazine di moda da lei tanto sospirato, le dice che l’importante è essere dentro. Rebecca risponde convinta afferrando il pass da visitatore “Sono dentro”, ma si vede distintamente la sua bocca aprirsi nella “a” e richiudersi sulla “m” di “I’m in” – il labiale stona troppo.
Carino, invece, il gioco di parole “Crisi del fischio” invece di “Crisi del fisco” durante il (tragico) colloquio alla rivista. L’adattamento del nome della rivista, al contrario, non mi soddisfa appieno. L’originale è “Successful saving”, vale a dire “risparmiare con successo” – Lorena Bertini l’ha invece tradotto “Far successo risparmiando”. Il significato è diverso, il suo veicola il valore che risparmiare permette di far successo nella vita, quello originale intende invece che leggere la rivista permette di fare dei risparmi migliori.
Interessante l’episodio in cui Luke, il caporedattore di Rebecca, le chiede di riscrivere un articolo sul tasso di interesse da nuove angolazioni (considerato che lei l’aveva copiato da un libro preso in biblioteca) e quando vede che la ragazza inizia una ricerca sul web le chiede se ha veramente digitato “nuove angolazioni sul tasso di interesse” su Google. Lei, imbarazzata, risponde “Sì, l’ho googlato”. In americano col tempo è entrato in uso il verbo “to google”, vale a dire “cercare qualcosa o qualcuno sul motore di ricerca Google”. In Italia questo modo di dire non ha preso piede, benché se ne trovi qualche traccia nel doppiaggio di alcuni film statunitensi. Il risultato è che chi non ha mai sentito questo verbo ne rimane disorientato. Che la Bertini voglia perorare la causa di questo neologismo?
Procedendo oltre, assistiamo ad una telefonata tra il presidente della Dantay West e Luke – il primo dice “Ho appena passato qualche minuto avvolto nella sua sciarpa verde”, ma il labiale di questa frase non calza con la versione originale e a un certo punto vediamo la bocca muoversi, ma non ne esce alcun suono.
Infine, Derek Smeath, il funzionario addetto al recupero crediti, dice che Rebecca ha accumulato un debito per 9.412 dollari e un quarto. In Italia, però, non si parla di un quarto di centesimo, bensì di venticinque centesimi. La scelta stride linguisticamente, ma sicuramente dire venticinque centesimi, o anche solo cents, avrebbe mandato la battuta fuori sinc – a meno di strutturare la frase diversamente.
A parte questi errori, i dialoghi sono stati adattati bene, mantenendo aderenza al testo e allo spirito originali. Una buona versione italiana per un film mediocre.

Alessandra Basile

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