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Scheda

Sceneggiatura:

Anders Nilsson, Joakim Hansson

Regia:

Anders Nilsson

Prodotto da:

SONET FILM AB, FILM I VÄST, PAN VISION, STOCKHOLM TV3

Distribuito da:

TEODORA FILM

Edizione italiana:

FONO ROMA FILM RECORDING

Dialoghi italiani:

Giorgio Tausani

Direttore del Doppiaggio:

MARIA PIA DI MEO

Assistente al doppiaggio:

PAOLA EVANGELISTA

Fonico di doppiaggio:

STEFANO NISSOLINO

Fonico di mix:

FRANCO CORATELLA

Voci:

Oldoz Javidi:

DOMITILLA D'AMICO

Bahar Pars:

LAURA LENGHI

César Saracho:

SAVERIO MORIONES

Mina Azarian:

AURORA CANCIAN

Lia Boysen:

ROBERTA PELLINI

Peter Engman:

SERGIO LUCCHETTI

Reuben Sallmander:

LUCA WARD

Per Graffman:

LUCA BIAGINI

Nisti Stërk:

ANTONELLA GIANNINI

dialoghi
italiani
2
direzione
del doppiaggio
2

Racconti da Stoccolma
(När mörkret faller, Germania/Svezia 2006)

Film aspro, anzi agghiacciante, che attraverso tre squarci aperti nell’opulenta ma fragile società svedese ci mostra i limiti ingovernabili dell’agire umano. Tre piccole storie in cui è difficile individuare la speranza se non nella fuga o nella sopraffazione, in cui la ragione si afferma in modo del tutto casuale, delineando un sistema che pur nelle sue buone intenzioni si trascina e si avvita nel suo fallimento.

E fallisce in parte anche il doppiaggio che al di fuori dalla routine del prodotto americano massificato anche dal punto di vista interpretativo e linguistico viene molto spesso affrontato sottogamba, mentre al contrario dovrebbe ricevere un’attenzione maggiore per essere ingrado di mettere in risalto, anzi tradurre, ogni diversità. Ecco quindi che abbiamo doppiatori in parte e altri no in un altalenare tra i tre quadri in cui le differenze recitative a volte disturbano l’omogeneità del racconto. Nel primo abbiamo la piccola Leyla, una bravissima Domitilla D’Amico, bravi i fratelli e i parenti, adeguati in ogni circostanza, appena sufficienti e a volte scollati il padre e la madre, mentre Nina - la figlia che verrà uccisa - riesce a entrare nel ruolo solo nella parte finale; nel secondo abbiamo Carina - ben interpretata da Roberta Pellini -, mentre Sergio Lucchetti, nel ruolo del marito violento è spesso molto poco incollato a Peter Engman; e anche nel terzo abbiamo una disarmonia, mentre Aram è molto ben coperto da Luca Ward, Nadia – Antonella Giannini - è piuttosto fuori ruolo e anche lei riesce ad andare a regime solo nel finale. In definitiva si ha come la sensazione di una direzione discontinua, come interrotta e ripresa di continuo (o magari è solo il risultato dell’uso straniante delle colonne separate, in cui l’attore sceglie o è obbligato a recitare da solo, senza il suo compagno di scena).

O forse parte della responsabilità è dei dialoghi, spesso fuori sinc e purtroppo – a mio avviso - scritti e mandati in sala senza un’opportuna sedimentazione che avrebbe sicuramente evitato i «supportata», i «fottuto», il «siete così fottutamente primitivi», il «sei disidratata», «ha dovuto morire», «è tenuto al sicuro», «abbi cura di te», «i panni si sporcano in famiglia», «fagli la posta»e l’ormai onnipresente «appartamento». Infine ogni tanto nei brusii si sente parlare svedese. Insomma, un doppiaggio un po’ ikea.

Marnie Bannister

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