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Scheda

Soggetto:

Oscar Wilde (dal romanzo "Il ritratto di Dorian Gray")

Sceneggiatura:

Peter Jobin, Ron Raley

Regia:

Allan A. Goldstein

Prodotto da:

Dreamrock, Cinema 4 films, Tower of London

Distribuito da:

Cecchi Gori

Edizione italiana:

Award Art Communication

Dialoghi italiani:

Cristina Fenuccio

Direttore del Doppiaggio:

Andrea Ward

Assistente al doppiaggio:

Lorena Colizza

Fonico di mix:

Massimiliano Prezioso

Sonorizzazione:

Doppiaggio Internazionale

Voci:

Malcolm McDowell:

Romano Malaspina

Ethan Erickson:

Andrea Ward

Jennifer Nitsch:

Emanuela Amato

Amy Sloan:

Rachele Paolelli

Victoria Sanchez:

Alessandra Cassioli

dialoghi
italiani
0,5
direzione
del doppiaggio
0

Dorian
(Dorian, Usa/Canada 2002)

In genere sulle bancarelle delle fiere di paese – uno degli ultimi anelli della catena distributiva dei film in vhs o dvd – in mezzo a cumuli di cascami di ogni tipo, dall’ipo/iperhororrr alla saga di non so che papa, riesco spesso a trovare cose altrove introvabili. Mesi fa nascosto da un dvd di "Giovannona Coscialunga" – segno irraggiungibile dell’italica evoluzione della cultura cinematografica e tra i primi passi (sic!) della Fenech che l’hanno giustamente portata a diventare uno dei più prolifici maitre a penser dell’industria della fiction tv – avevo trovato La guerra è finita, struggente capolavoro di Alain Resnais, corredato di un meraviglioso documentario sull’arte africana, sua opera prima. Poche settimane fa, invece, sempre per tre pleuri, mi ero portata a casa L’angelo sterminatore del Supremo Maestro. Son cose belle in quest’era priapocalittica.
Ieri, di passaggio per Civitavecchia, dopo aver mangiato da un certo Vitale, ho fatto due passi sul lungomare per tentar di smaltire l’orrendo pasto mortaccino e lì, rovistando tra le tante bancarelle, ho tirato fuori un Macbeth di Welles; vicino spiccava per bruttezza della copertina Dorian. Incuriosita ho approfondito l’esame del blisterino e che ti noto? che il protagonista è niente popò di meno che Malcolm McDowell che si produce in una riedizione del capolavoro di Oscar Wilde. Quale buco culturale! non ne sapevo niente, come poteva essermi sfuggito? L’affare è presto fatto e grazie al fatto che non sono io al volante 25 minuti dopo sono spaparanzata davanti al plasma.
L’esperienza è stata semplicemente devastante, il film più brutto della mia intera esistenza. A lungo ho sperato che il dvd fosse fallato e si interrompesse, o che saltasse la corrente, ho auspicato financo una leggera scossa tellurica. Niente. Tale era lo stupor (provocato in parte anche dalle vongole che lottavano contro un quanto mai desiderato e opportuno ritorno alla natura) che non riuscivo neanche a muovere la mano alla ricerca del telecomando, né a chiedere aiuto. Regia e sceneggiatura inesistenti, attori allo sbando, montaggio imbarazzante, effetti patetici. Un film sbagliato, ridicolo e inutile, una vergogna infamante, forse ineguagliabile, per il sistema produttivo americano. Da sottolineare una vera chicca, le continue inutili panoramiche sulle torri gemelle in uno svolgimento cronologico che va dal 1980 al 2002, quando le vediamo ancora in piedi. 
Ah, già, il doppiaggio. Imbarazzante al punto da confondere la pur nota trama, ma perfettamente adeguato al livello del film. Tutte le voci scollate e fuori parte (ma che c’entra il seppur bravissimo Malaspina sulla faccia strabuzzata di Dowell?), mentre sui dialoghi, scrupolosamente fuori sinc, è bene stendere un "eurotriangolo" pietoso. Per la cronaca, la parola "drink" è pronunciata almeno trenta volte. Forse sarebbe il caso di introdurre il test del palloncino anche nelle sale di doppiaggio.

Marnie Bannister

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