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Scheda

Sceneggiatura:

Sergei Bodrov, Arif Aliyev

Regia:

Sergei Bodrov

Prodotto da:

ANDREEVSKY FLAG FILM COMPANY, KINOFABRIKA, KINOKOMPANIYA CTB, X-FILME CREATIVE POOL

Distribuito da:

BIM

Edizione italiana:

T & T

Dialoghi italiani:

Nella De Paul

Direttore del Doppiaggio:

Rodolfo Bianchi

Assistente al doppiaggio:

Francesca Rizzitiello

Fonico di doppiaggio:

Federico Costantini

Fonico di mix:

Claudio Toselli

Sonorizzazione:

PCM Audio

Voci:

Tadanobu Asano:

Fabrizio Pucci

Sun Honglei:

Angelo Maggi

Khulan Chuluun:

Laura Lenghi

dialoghi
italiani
0,5
direzione
del doppiaggio
0,5

Mongol
(Mongol, Germania/Kazakhistan/Russia/Mongolia 2007)

Il doppiaggio italiano di questa telenovellona enciclopedica epicheggiante su infanzia e giovinezza di Gengis Khan è definibile con una parola: enfasi.
Tutto è enfatico al di là del ridicolo: il retoricissimo Pucci che, specie quando fa la voce narrante, sembra sempre chissà che ci sta per dire e poi racconta semplicemente dei fatti; tutti gli altri, in particolare il padre Yesugei, si producono in un tono da cowboy degli anni Cinquanta, mentre l’ignota doppiatrice di Hoelun proprio non è capace e i mongolini della steppa hanno la solita voce da viziatelli italiani, inimmaginabile anche nel cortile di casa loro.
Telenovellici anche i dialoghi, tutti compitini e senza alcuno spessore. I bambini (a parte che si rivolgono all’augusto genitore una volta chiamandolo papà e una volta padre), con tutto il rispetto sono pur sempre montanari medievali senza istruzione, ma in italiano sembrano libretti stampati. Gli adulti, da parte loro, discettano lapidariamente anche a tavola, mentre ruttano, com’è costume, tra un boccone e l’altro.
Qui il problema era, ma la dialoghista non sembra esserselo posto: come rendere l’eloquio mongolo del 1100, ammesso che ne esistesse uno unico?
La stessa scelta dell’uniformità linguistica, praticamente obbligata nel doppiaggio, è subito invalidata dalla battuta messa inopportunamente in bocca a Temujin: «La nostra lingua è la più bella, un giorno tutti i popoli del mondo la parleranno». Poiché è presumibile che per "mondo" il Khan intenda la steppa mongola, allora ci sta dicendo che parlavano tutti lingue diverse. Perché farglielo dire, per smentirlo subito con i fatti? Comunque, problemi di comunicazione intertribale a parte, bisognava fare una scelta di registro, possibilmente credibile, e qui non è stata fatta, arrivando addirittura a far tuonare nel mezzo della steppa un bel "abbi cura di te".

Giovanni Rampazzo

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