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Scheda

Soggetto:

Steven Knight

Sceneggiatura:

Steven Knight

Regia:

David Cronenberg

Prodotto da:

Serendipity Point Films, Bbc Films, Focus Features, Kudos Pictures, Scion Films

Distribuito da:

Eagle Pictures

Edizione italiana:

SEFIT-CDC

Dialoghi italiani:

Francesco Vairano

Direttore del Doppiaggio:

Alessandro Rossi

Assistente al doppiaggio:

Silvia Alpi

Fonico di doppiaggio:

Stefano Sala

Fonico di mix:

Fabio Tosti

Voci:

Viggo Mortensen:

Pino Insegno

Naomi Watts:

Barbara De Bortoli

Vincent Cassel:

Riccardo Rossi

Armin Mueller-Stahl:

Franco Zucca

Sinéad Cusack:

Aurora Cancian

Jerzy Skolimowski:

Dario Penne

Sarah-Jeanne Labrosse:

Giulia Tarquini

E. Mina Mina:

Carlo Reali

Josef Altin:

Flavio Aquilone

Aleksandar Mikic:

Michele D'Anca

Shannon-Fleur Roux:

Camilla Murri

Donald Sumpter:

Sandro Iovino

dialoghi
italiani
2,5
direzione
del doppiaggio
2

La promessa dell’assassino
(Eastern Promises, Gb/Canada/Usa 2007)

Alla periferia del mondo (è Londra, ma si capisce solo dalla guida a destra) si consuma il destino di una prostituta ucraina quattordicenne, di sua figlia appena nata, della loro ostetrica, di una famiglia della mafia russa e di Nikolai, poliziotto infiltrato.

Cronenberg usa alla perfezione il linguaggio noir per scrivere un altro capitolo del suo saggio sulla mutazione umana, costruendo un meccanismo perfetto sia sul piano formale sia su quello sostanziale, che rapisce e disturba allo stesso tempo perché, a dirla con Scorsese, «Cronenberg è qualcosa su cui, sfortunatamente, non abbiamo il controllo, nel senso che non abbiamo il controllo sulla nostra imminente auto-distruzione».

Molto del dialogo si svolge tra russi immigrati che parlano tra loro uno slang che mescola inglese e russo, creando senz’altro il problema di scegliere una soluzione coerente e il meno ostica possibile per lo spettatore. I dialoghi italiani sono corretti nello stile (a parte qualche "fottuto" e un "contattare" di troppo per i miei gusti), ma di fatto non affrontano il problema: la scelta di alternare continuamente parti doppiate a parti sottotitolate invece di inventare un gergo misto sarà stata senz’altro più comoda per il dialoghista, ma meno per noi.

Stesso difetto nella direzione del doppiaggio. Leggo che Viggo Mortensen ha trascorso molto tempo in Russia per assumere un accento adeguato al ruolo, ma dubito che Pino Insegno abbia fatto lo stesso, perlomeno a sentire il risultato. E lo stesso risultato lo conseguono anche Riccardo Rossi, Franco Zucca e Dario Penne, quello di sembrare esattamente quello che sono: italiani che provano a parlare con accento russo. Va bene che non sono più i tempi, ma forse qualcuno in passato avrebbe preso attori russi. Peggio di loro va solo Giulia Tarquini. Non è colpa sua, sia detto; è proprio la scelta che è sbagliata, perché il suo personaggio, Tatiana, è morta nella prima scena e la sua è solo la voce che racconta dal diario, tradotto, la sua storia. Che senso ha farla parlare con quel ridicolo accento?

Giovanni Rampazzo

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