Notizie Recensioni Interviste Prima Pagina Materiali Perditempo

Recensioni Reviews

Scheda

Sceneggiatura:

William Nicholson, Michael Hirst, Chris Emposimato

Regia:

Shekhar Kapur

Prodotto da:

Studio Canal, Working title

Distribuito da:

Universal Pictures

Edizione italiana:

SEDIF

Dialoghi italiani:

Lorena Bertini

Direttore del Doppiaggio:

Marco Guadagno

Assistente al doppiaggio:

Elena Federico

Fonico di doppiaggio:

Carlo Ricotta

Fonico di mix:

Marco Coppolecchia

Sonorizzazione:

Technicolor Sound Service

Voci:

Cate Blanchett:

Roberta Pellini

Clive Owen:

Fabio Boccanera

Geoffrey Rush:

Mariano Rigillo

Abbie Cornish:

Francesca Manicone

Samantha Morton:

Domitilla D'Amico

dialoghi
italiani
5
direzione
del doppiaggio
5

Elizabeth – The Golden Age
(Elizabeth - The Golden Age, Gb/Francia 2007)

Sono passati quasi 10 anni da quando Cate Blanchett ha vestito i panni di Elisabetta I d’Inghilterra nel film di Shekhar Kapur Elisabeth. Ora la ritroviamo ancora nel ruolo della Regina Vergine all’apice del suo potere, in uno dei momenti più cruciali del suo regno. Il film narra i fatti avvenuti fra il 1587 e il 1588; Elisabetta I è ormai una donna matura che regna da 30 anni sull’Inghilterra, che grazie alla pace e alla sicurezza è divenuta un paese prospero e potente. L’età dell’oro citata nel titolo è quindi duplice: sia la Regina che l’Inghilterra sono all’apice del proprio potere e splendore. Sono molti i sovrani che sperano d’impadronirsi del trono inglese, tramite il matrimonio o la guerra. Ma i pericoli maggiori si nascondono in patria: nonostante la prigionia Maria Stuarda continua a tramare per detronizzarla, spalleggiata dal cugino Filippo II di Spagna e da una parte dei cattolici rimasti nel regno. Ma la Regina è anche una donna e quando a corte giunge l’affascinante avventuriero Walter Raleigh, Elisabetta riscopre l’amore per un uomo, che in lei riesce a non vedere solo l’incarnazione di una nazione ma anche una persona. Raleigh entra ben presto nelle sue grazie, suscitando invidie e scatenando le malelingue, che vogliono Elisabetta una donna viziosa. La donna Elisabetta vorrebbe cedere al proprio cuore ma la regina sa che non può, perciò spinge l’avventuriero fra le braccia di Bess, la damigella preferita, per vivere attraverso di lei l’amore che le è negato. Elisabetta scoprirà così le sofferenze della gelosia, che nel momento di maggiore sconforto la porterà persino ad allontanare Bess dalla corte e ad arrestare Raleigh, entrambi rei di tradimento per essersi sposati senza il suo consenso. Ma la morte di Maria Stuarda e la guerra contro la Spagna porteranno Elisabetta a rendersi conto dell’errore e a richiamare Raleigh alla guida della sua flotta contro la Spagna.

Shekhar Kapur dirige anche questo secondo capitolo della vita della Regina d’Inghilterra, con un occhio distratto alla storia e uno molto attento alla vita privata. La giovane regina piena di fiducia e speranza che avevamo lasciato nel primo film è ora una donna matura, che sente sulle sue spalle tutto il peso di un paese ancora diviso. Il suo ruolo le richiede di essere uomo di governo e madre del proprio popolo, dimenticando la sua vera natura e costringendola ad indossare una maschera, che la separa dal mondo avvicinandola alla divinità.

Scenograficamente maestoso, soprattutto nella realizzazione dei costumi, Elizabeth – The Golden Age è un film più introspettivo che storico. Non a caso il montaggio bilancia sapientemente le scene in pubblico, dove Cate Blanchett fa pieno uso della sua fisicità restituendoci una regina statuaria e impenetrabile; con inquadrature private, nelle stanze ove solo poche persone hanno accesso e dove Elisabetta può dar sfogo a tutti i suoi dubbi, le paure e i rimorsi, smettendo la maschera di forza e sicurezza che le è richiesta in pubblico.

Il lento scivolare della donna Elisabetta in una crisi esistenziale e la duplicità che caratterizza la sua vita, in una dicotomia fra pubblico e privato, sono scanditi da un diverso uso della lingua da parte della Regina. Il tutto grazie anche ad una traduzione molto buona.

L’apice della crisi di Elisabetta si ha nel momento in cui è costretta a condannare a morte Maria Stuarda, perché nel dirla con le parole di Sir Raleigh «Uccidere una regina rende mortali tutte le regine» e condannare Maria Stuarda significa condannare l’Inghilterra alla guerra, nonché toccare una donna che come Elisabetta è combattuta fra ragion di stato e ragioni umane. Ma proprio l’atteggiamento sacrificale e fatalista che Maria Stuarda riserva verso il proprio destino, esplicitato tutto in quel «Vi perdono» detto al boia, ci fa capire come Maria Stuarda abbia accettato di essere solo una pedina sulla scacchiera politica e identifichi la propria vita con la sorte del proprio Stato. Sempre attenta nel bilanciare le proprie parole in modo da non offendere i dignitari di corte, nel momento di estrema crisi Elisabetta perde il controllo anche pubblicamente e risponde al console spagnolo che la esorta a mettere da parte il proprio orgoglio o la Spagna le dichiarerà guerra: «Posso comandare anche il vento signore, c’è un uragano dentro di me che raderà al suolo la Spagna se solo oserete sfidarmi!». Un invito a portarle rispetto anche come persona, risposta forse poco diplomatica ma di stile. Questa Elisabetta smarrita si nota però soprattutto nella scena in cui Bess viene scacciata da corte e Raleigh imprigionato. La furia senza ragione della Regina dà sfogo non solo alla gelosia, ma anche alla paura e alla disperazione di una donna che si sente sola e tradita anche da chi dovrebbe esserle vicino. Raleigh stesso le farà notare che «Questa non è la Regina che io conosco».

Ma la minaccia della guerra porterà Elisabetta a rinsavire: non solo assistiamo al perdono di Raleigh ma Elisabetta appare quasi una seconda Giovanna D’Arco quando a cavallo in armatura bianca e capelli sciolti incoraggia il proprio esercito «Che vengano anche le armate dell’Inferno. Non passeranno!» e osserva dall’alto di una scogliera la disfatta della Invencible Armada.

La Regina ha preso il sopravvento sulla donna, Elisabetta è l’incarnazione dell’Inghilterra, madre degli inglesi. Emblematica è in questo senso la scena finale in cui Bess e Sir Raleigh possono ritrovarsi sotto la sua protezione. Ancora un’udienza privata in cui l’uomo conosce il proprio figlio e dove Elisabetta tenendo in braccio il bimbo, pronuncia la frase «Io sono la madre del mio popolo»: la Regina ha riacquistato pienamente il proprio ruolo accettando la rinuncia allo status di persona.

Molto buona la scelta delle voci, soprattutto Roberta Pellini che nei panni di Elisabetta riesce a tenere un registro recitativo molto vario, senza mai cadere in toni eccessivamente drammatici. Mentre Domitilla D’Amico ci restituisce una straordinaria e profonda Maria Stuarda, magistralmente interpretata sullo schermo da Samantha Morton, con una recitazione che ben si addice all’atteggiamento lontano e distaccato che caratterizza il personaggio.

Francesca De Rosa

aggiungi il tuo punto di vista

La redazione si riserva la facoltà di pubblicare i contributi inviati, fatto salvo ovviamente ogni diritto di replica.

 

 

 

Avvertenze legali ~·~ © 2005~2013 aSinc.it ~·~ Tutti i diritti riservati.