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Scheda

Soggetto:

Denys Arcand

Sceneggiatura:

Denys Arcand

Regia:

Denys Arcand

Prodotto da:

Cinémaginaire Inc.

Distribuito da:

BIM

Edizione italiana:

LaBiBi.it

Dialoghi italiani:

Gianni G. Galassi

Direttore del Doppiaggio:

Gianni G. Galassi

Assistente al doppiaggio:

Roberta Padoan

Fonico di doppiaggio:

Alessandro Di Benedetti

Fonico di mix:

Riccardo Canino

Sonorizzazione:

N.C.

Voci:

Marc Labrèche:

Angelo Maggi

Sylvie Léonard:

Cinzia De Carolis

Diane Kruger:

Claudia Catani

Caroline Néron:

Anna Cesareni

Macha Grenon:

Ester Galazzi

Emma de Caunes:

Daniela Calò

Didier Lucien:

Paolo Marchese

Rosalie Julien:

Laura Romano

André Robitaille:

Francesco Prando

dialoghi
italiani
2,5
direzione
del doppiaggio
2,5

L'età barbarica
(L'âge des ténèbres, Canada 2007)

Occidente ultimo atto. Dal suo defilato-privilegiato osservatorio canadese, Denys Arcand ci mostra la scomoda verità: il mondo come l’abbiamo voluto è imploso, e noi, come tanti Jean-Marc Leblanc, annaspiamo grottescamente tra le nostre macerie personali e collettive, incapaci di trarre sollievo neanche più dai nostri sogni. Ma tant’è: l’attuale medioevo è peggiore perfino di quello del gioco di ruolo in cui – esemplificativamente – alcuni si rifugiano, e la volterriana fuga finale non è la soluzione, poiché il ritorno alla natura non affranca e il destino dell’essere umano è forse solo un triste e solitario spegnersi, lasciando un cesto di mele che dissolve in un Cézanne a testimonianza del suo passaggio.

Nella versione italiana si nota un encomiabile sforzo di essere alla pari con la sceneggiatura originale, vera forza del film: i dialoghi infatti – eleganti, arguti, pieni di trovate – sarebbero perfetti, se non fosse che tengono in nessun conto il sinc.

Io non sono un sostenitore del sincrono perfetto a scapito della sostanza, anzi tutt’altro, specie in un film girato praticamente in primo piano, ma stavolta la totale incongruenza tra visivo e sonoro mi è stata quasi insopportabile. La frequente mancanza di campi e il mix approssimativo (specialmente nelle scene di massa), poi, mi hanno dato un ulteriore sgradevole senso di straniamento (cito per tutte la scena del predicatore aziendale la cui voce non ha nessun nesso con l’azione).

Non sono riuscito a capire se l’errore sia avvenuto a monte, nella scrittura, o a valle, nella sincronizzazione o addirittura nell’accoppiamento. In quest’ultimo caso si tratterebbe di un errore tecnico di cui Gianni G. Galassi non ha colpa. Nel dubbio, ma pronto a rivedere il mio giudizio, la valutazione non può non risentire fortemente del “difetto”.

Angelo Maggi mostra grande sensibilità e misura nel ruolo di Leblanc, e come lui sono molto apprezzabili tutti gli altri doppiatori. L’unica fuori misura mi è sembrata Cinzia De Carolis, che appiattisce il personaggio della moglie sul tono dell’isteria manageriale, rendendola un po’ una macchietta, mentre sarebbe stata più incisiva una più “normale” e per questo una più inquietante mostruosità.

Giovanni Rampazzo

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