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L’impatto del doppiaggio
nella distribuzione dei film

Conferenza, Festa del Cinema di Roma,
1° novembre 2010

Il 1° novembre 2010, nell’ambito della Business Street della Festa del Cinema di Roma, si è svolta all’Hotel Majestic la conferenza “L’impatto del doppiaggio nella distribuzione dei film”, organizzata da Ince Comunica in occasione della IV edizione del Gran premio internazionale del doppiaggio.

La prima questione posta sul tappeto da Filippo Ottoni, presidente dei dialoghisti dell’Aidac e moderatore della giornata, è stata quella della valenza commerciale del doppiaggio nella circolazione dei prodotti audiovisivi.

Nicola Maccanico, direttore generale della Warner Bros. Italia, affrontando il tema con molta lucidità, ha ammesso che le major hollywoodiane stentano a guardare al doppiaggio come una fase essenziale della creazione del film. In un mercato globale, giustamente attento ai ricavi extranazionali, è però difficile imporre dalla “periferia” proposte di spesa che vengono considerate sempre eccessive. Atteggiamento, questo, un po’ ingiusto e poco lungimirante, perché un buon doppiaggio è senz’altro un valore aggiunto che rende il film gradito e quindi ne allunga la vita commerciale, facendo recuperare nel lungo periodo quella che può sembrare una eccessiva spesa iniziale.

Sul doppiaggio di qualità come investimento ha concordato Jacopo Capanna, direttore generale della Eagle Pictures, che ha poi portato la discussione sul problema della pirateria, che ormai neanche il doppiaggio riesce più ad arginare, visto che sono presenti in rete e sul mercato parallelo DVD pirata di film ancora in post-produzione, che pensano di superare il problema della mancanza della colonna doppiata con sottotitoli fatti, in verità molto maldestramente, da volontari. Un problema ormai endemico, che colpisce i film d’autore quanto i blockbuster, mettendo a serio rischio gli investimenti.

Mario Paolinelli, dialoghista e vicepresidente dell’Aidac, ha sottolineato quanto il fattore economico sia la causa prima del declino della qualità del doppiaggio. La corsa al ribasso praticata dalle società e non ostacolata dai distributori, unita alla richiesta sempre maggiore di comprimere i tempi di lavorazione, allontanano dal mercato i professionisti e attirano al loro posto nuovi soggetti non preparati ma disposti a tutto. In questa situazione di degrado, anche la separazione tra prodotti di alta e meno alta qualità è sempre più inconsistente, e il livello complessivo del doppiaggio ne risente, specie per i film d’autore, ai quali dovrebbero essere invece dedicate un’attenzione, una cura e una capacità professionale maggiori, specialmente nel delicato momento della scrittura. È piuttosto paradossale, peraltro, che nel doppiaggio sia così facile l’intercambiabilità e l’interferenza tra figure professionali profondamente diverse, come se di prassi fossero i tipografi a decidere a chi far tradurre un libro. Altro aspetto critico, il doppiaggio dei prodotti per bambini, la cui crescita linguistica è fortemente condizionata dalla competenza linguistica e dalla fantasia dei dialoghisti.

Un particolare accento sul doppiaggio come fattore creativo di cultura e non solo veicolo della sua trasmissione è stato posto da Filippo Cellini, che ha sottolineato quanto il linguaggio quotidiano sia profondamente influenzato dalla lingua del doppiaggio e quanto quindi sia importante che i responsabili di edizione, pur agendo entro i limiti di spesa, non perdano di vista la qualità.

Sul rischio di perdere quell’eccellenza che ha sempre caratterizzato il doppiaggio italiano è intervenuto il critico cinematografico Roberto Nepoti, che ha posto il problema della inconciliabilità tra i tempi di lavorazione sempre più ristretti e il fatto che il lavoro creativo e artistico, se vuole raggiungere livelli di eccellenza, necessiti al contrario di tempo, tanto più che sono sempre più frequenti i film multilingue, indoppiabili o doppiabili con molte cautele. A proposito della pirateria, ha evidenziato come l’interesse delle telefoniche sia difficilmente contrastabile e le sanzioni, poco efficaci e poco applicate, non risolvano il problema.

Dando la parola a Gregory Snegoff, dialoghista, direttore di doppiaggio e attore americano, Ottoni – ricordando le politiche in questo senso che l’Aidac persegue ormai da molti anni – ha allargato il ragionamento alla opportunità che il doppiaggio diventi uno strumento di reciprocità nella circolazione planetaria delle opere: se è vero, com’è vero, che il doppiaggio moltiplica le possibilità di incasso, perché i prodotti audiovisivi italiani ed europei non vengono doppiati e distribuiti sul mercato anglofono, rendendoli fruibili a oltre un miliardo di persone? Snegoff ha subito sgomberato il campo dalla leggenda che vuole l’americano antropologicamente non predisposto al doppiaggio, affermando, al contrario, che oltre Altantico l’uomo comune non ha pregiudizi di sorta e neanche l’intellettuale, che se qualche pregiudizio ce l’ha, è soprattutto nei confronti del cattivo doppiaggio. Lo spettatore medio – che sarebbe il destinatario dei nostri film e della nostra fiction doppiati – non avrebbe, in ogni caso, interesse ad ascoltare le voci originali di attori che non conosce, non considerandole, appunto, sacre. Quello che al pubblico americano (e inglese, australiano, indiano, ecc.) interessa è, come a tutti, un’opera accessibile e godibile nel suo insieme e non incomprensibile o deturpata dai sottotitoli.

Una giornata densa, seguita da un buon pubblico internazionale di rappresentanti di istituzioni europee, major e distributori italiani, giornalisti e dialoghisti (e in cui si notava l’assenza delle imprese di doppiaggio, degli attori doppiatori – ad eccezione del solo Loris Loddi - e dei tecnici), che si è conclusa con l’unanime decisione di proseguire il confronto tra distributori e professionisti affinché un settore così importante non solo per il mercato cinematografico, ma anche per la circolazione della cultura, esca dall’autorefenzialità e sia giustamente considerato per il suo valore. È solo attraverso questa maggiore attenzione e nella valorizzazione della formazione, hanno convenuto tutti, che può passare la riconquista della dignità degli addetti, ognuno nella sua specifica professionalità.

 

 

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