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65° Mostra del Cinema di Venezia:
appunti per la traduzione

Venezia 65 è stata una strana Mostra del Cinema, tanti film interessanti nelle sezioni secondarie e pochi colpi di fulmine nel concorso vero e proprio. Alcune scelte cinematografiche erano sicuramente discutibili, ma per me è stata comunque bellissima ed indimenticabile, perché è stata la prima.

Nell’orgia cinematografica veneziana bisogna tuffarsi, l’offerta giornaliera è davvero tanta ed è umanamente impossibile vedere tutto. La selezione dei film può essere fatta in molti modi: conosci l’autore, ti colpisce la trama, qualcuno in coda ha detto che il film è bello… In questo caso mi sono fidata del mio istinto, scegliendo in base alla trama che mi interessava di più. Per gustarli meglio e dare anche un senso più scientifico alle scelte, ho tentato di vedere il maggior numero di film possibile nelle lingue che conosco, così da poter fornire indicazioni precise e non basate solo sulle impressioni.

La voglia di esplorare il cinema non europeo né americano mi ha spinto a volte a fare strane scelte, perciò di seguito non troverete The Wrestler - il film vincitore, porrò rimedio a questa mia mancanza appena possibile. Ma troverete il capolavoro di Mamoru Oshii The Sky Crawlers, l’altro cartone animato in concorso assieme alla meravigliosa Ponyo on the Cliff di Miyazaki, che è purtroppo assente dalla rassegna. Molto interessante era la sezione Orizzonti, da cui arrivano molti dei film analizzati come: Goodbye Solo, In Paraguay o Voy a Explotar.

Quello che troverete di seguito è una serie di “appunti di viaggio” - se così si possono chiamare, annotazioni sulle particolarità linguistiche di ogni film, che spero possano essere interessanti suggerimenti per gli addetti ai lavori.

Prima di entrare nel vivo dell’analisi vorrei però ringraziare tutti coloro che hanno lavorato per sottotitolare i film visti a Venezia, senza di loro sarebbe stata davvero un’impresa! Per il prossimo anno però si potrebbe tener conto dei colori cui vanno sovrapposte le scritte? I sottotitoli bianchi su sfondo dello stesso colore non facilitano la lettura!

In concorso

Birdwatchers birdwatchers

Terzo film italiano presentato in concorso, Birdwatchers è la storia di un gruppo di indios che decidono di abbandonare la riserva per tornare a vivere nelle terre dei loro antenati ora parte di una grande fasenda. Accampati lungo i confini della proprietà, il ponte fra loro e i fasenderos è rappresentato da un guardiano, costretto a vivere nei campi per controllare che gli indios non ne oltrepassino i confini.
Marco Bechis sceglie la via linguistica per descrivere la distinzione fra i due gruppi: il portoghese - usato dai bianchi, e il guaranì - la lingua degli indios. L’unica persona a parlare entrambi gli idiomi è appunto il guardiano. Il film restituisce anche a livello visivo il senso di emarginazione degli indios, ma in modo meno incisivo rispetto alla contrapposizione delle due lingue. Per questo motivo l’ideale sarebbe pretendere la convivenza del bilinguismo anche nell’edizione italiana. I dialoghi in guaranì però sono piuttosto frequenti, lo spettatore potrebbe facilmente stancarsi dei sottotitoli, quindi si potrebbe utilizzare un sistema misto: iniziare le prime battute in guaranì e poi proseguire in italiano, anche se la soluzione potrebbe rivelarsi un po’ complicata da gestire e creare confusione nel pubblico. Altra soluzione potrebbe essere far convivere le due lingue nelle scene in cui bianchi e indios sono entrambi sullo schermo e lasciarle poi cadere a favore dell’italiano nel resto del film.

Teza Teza

Anberber è un giovane medico di origine etiope, dopo essersi laureato in Germania decide di tornare al proprio paese per migliorarne il sistema sanitario. Al suo rientro però troverà il paese profondamente cambiato, in balia della dittatura di Mengitsu. Dopo molte vicissitudini imparerà a ritrovare la fiducia in sé stesso e ripartire da quel poco che ha per ricostruire la sua vita e quella del suo paese.
Teza è un film molto particolare, né il tempo né la traccia sonora procedono in maniera lineare, la storia di Anberber viene ricostruita attraverso flashback e sogni/incubi. Fin dall’inizio il canto ha un ruolo importante nella narrazione, rievoca i ricordi e permette al protagonista di affrontare ciò che il suo subconscio ha voluto seppellire. Non è bella solo la musicalità delle parole, ma leggendo i sottotitoli si entra nell’animo dei personaggi, li si comprende più a fondo. Sarebbe quindi auspicabile mantenerli anche in sede di distribuzione.
Ci sono due punti sicuramente più difficili da gestire come doppiaggio, non solo a livello traduttivo ma anche recitativo. Il primo è la scena iniziale: la tribù è seduta in cerchio, un uomo comincia a parlare narrando qualcosa subito dopo comincia un altro e così via, in un continuo interrompersi e riprendere, dicendo cose che non sono legate fra loro; l’effetto non è assolutamente caotico ma molto musicale. Una seconda scena è il momento del riaffiorare dei ricordi: Anberber è sul monte dove da bambino giocava con gli amici e salutava il sole nascente, qui inizia a recitare la poesia per il sole e i tre bambini dei ricordi gli fanno da eco e coro con un effetto di sovrapposizione/contrapposizione di particolare bellezza, che sarebbe interessante mantenere in lingua originale.

Rachel Getting Married Rachel Getting Married

Kym, ex modella drogata in riabilitazione, torna a casa con un permesso temporaneo in occasione delle nozze della sorella Rachel. Vecchi rancori, equivoci e tanto cinismo condiscono questa saga familiare molto critica verso l’ipocrisia del ceto medio/alto americano.
Film che non presenta grandi problemi traduttivi, il linguaggio è piuttosto curato e presenta particolare attenzione verso il lato culinario della cerimonia - di ispirazione indiana. Problema potrebbe essere il gioco di parole con Nightmare che Kym pronuncia appena arrivata a casa, di cui si dovrebbe capire testo alla mano la prima parola e che tipo di riferimento si trova alle sue spalle, e comunque di difficile resa in italiano. Altro punto degno di nota sono i voti dello sposo, espressi con una versione leggermente modificata di una nota canzone, sarebbe opportuno sottotitolare la scena in modo che il pubblico possa non perdere nessuna sfumatura.

The Sky Crawlers The Sky Crawlers

Secondo cartone animato giapponese presentato a Venezia, The Sky Crawlers è la storia di un gruppo di piloti da guerra chiamati Kildren, che combattono in una finta guerra/spettacolo senza fine. I Kildren sono frutto di una mutazione genetica, eterni adolescenti non possono morire se non in combattimento, ma qualcosa nel loro mondo artificiale sta per cambiare…
La trama del film è molto complicata e sbrogliare i vari enigmi è difficile. Certo la lingua giapponese non aiuta e le bellissime immagini fanno talvolta dimenticare i sottotitoli… A parte questi inconvenienti The Sky Crawlers ha l’impianto tipico dell’anima, disegnata in modo che i personaggi parlino aprendo e chiudendo la bocca senza però articolare le sillabe, perciò l’adattamento non dovrebbe essere troppo difficoltoso. In ogni caso il giapponese ha una musicalità tale che il pensiero di sentire il film in altra lingua rattrista un pochino…

The Hurt Locker The Hurt Locker

Katrin Bigelow si supera con questo film sulla guerra in Iraq. La storia di una squadra di artificieri in missione in Iraq e del loro nuovo sergente James. Il loro lavoro consiste nel disinnescare armi nel mezzo di un combattimento, un lavoro che James svolge con estrema naturalezza ed un pizzico di avventatezza, come se non avesse paura della morte. La squadra subirà il fascino di questo carismatico capo, per cui il lavoro è un misto di passione e incoscienza.
Montaggio serrato e senza respiro, azione realistica e analisi psicologica sono gli ingredienti di un film che dall’entrata in sala ai titoli di coda ti tiene incollato alla poltrona, l’unico veramente toccante che si sia visto a Venezia. Non una condanna alla guerra, non un film edificante, solo la cruda realtà, solo il fatto che per alcuni la guerra è una droga, uno stato dell’essere senza il quale si sentono perduti. Scioccante la scena di James terrorizzato davanti alle scatole dei cereali nel supermercato, incapace di vivere come un normale padre di famiglia e che alla fine decide di tornare in guerra per ritrovare la sua dimensione reale.
La recitazione è spesso molto concitata, per rendere meglio l’atmosfera della scena. Molte espressioni sono tratte da uno slang proprio dell’esercito, che sarebbe ideale poter ricalcare anche in italiano, ma non in modo stereotipato. Interessante l’uso del termine touchdown quando vengono trovate le bombe. C’è da chiedersi se valga la pena tradurlo e in che modo, per loro il lavoro è come un gioco e l’espressione ne trasmette tutta la potenza.

Fuori Concorso

Les Plages d’Agnes Les Plages d’Agnes

Les Plages d’Agnes è la biografia cinematografica della famosa regista francese Agnès Varda. Come lei stessa ha dichiarato le spiagge hanno sempre avuto una parte fondamentale nella sua vita, per questo ha scelto di raccontare i momenti salienti della sua storia lungo quelle che l’hanno segnata. La narrazione surreale ricorda a tratti l’ultimo periodo felliniano, i filmati di repertorio - in cui gustare cammei di Jim Morrison, Gerard Depardieu, Harrison Ford e molti altri spesso in giovanissima età – si intervallano alle ricostruzioni in spiaggia e alle conversazioni odierne di Agnès e dei suoi ospiti.
Per mantenere completa la poesia del film sarebbe bello non doppiare e sottotitolare tutto, ma da spettatore l’idea è davvero terribile! Si potrebbe però scendere a un compromesso: le lunghe parti narrate in e fuori campo da Agnes si potrebbero doppiare, mantenendo però sottotitolati gli interventi girati con amici e collaboratori ed i filmati di repertorio. Giusto per lasciare un po’ di poesia…

Orizzonti

Goodbye Solo Goodbye Solo

Solo è un senegalese immigrato nella Carolina del Nord, sposato ad una donna messicana, tenta di trovare il suo posto in una cultura che non gli appartiene. Per mantenere la famiglia Solo guida un taxi, sul quale una sera incontra William, introverso e silenzioso uomo mezza età che vorrebbe suicidarsi. Solo glielo impedisce e fra i due nasce un’amicizia…
La differenza e l’emarginazione di Solo e William rispetto alle persone che li circondano sono rafforzati dal loro modo di parlare: Solo ha l’accento di uno straniero, le parole vengono scandite in modo chiaro ed ha l’abitudine di aggiungere alla fine di ogni frase la parola Man, pronunciata con una “a” piuttosto strascicata. William ha invece un accento molto americano, con le parole masticate fra i denti. Si distingue poi l’inglese dei neri, che hanno quella particolare cadenza che ricorda il rap ed il fitto uso di slang. E lo spagnolo che parla la famiglia messicana.
Solo è l’unico che tenta di comunicare con tutti, imitando lo slang dei neri e parlando lo spagnolo. Nonostante tutto è una comunicazione fallimentare, non riesce mai a instaurare un vero rapporto.
In italiano si potrebbero presentare diverse problematiche: la prima è la traduzione di quel man alla fine di ogni frase, forse traducibile con una qualche forma dialettale, che potrebbe trasformarsi in un effetto comico che nel film originale è assente; la seconda è l’isolamento linguistico dei due protagonisti, che rappresenta una bella sfida soprattutto recitativa. Sicuramente parte della differenziazione si può compiere attraverso un lavoro lessicale, differenziando gli stili di William e dei personaggi che lo circondano. Per Solo si potrebbe tentare invece l’accento straniero, senza però calcare troppo facendo diventare il personaggio una caricatura. I personaggi spagnoli devono sicuramente mantenere la loro lingua per rafforzare la loro identità di gruppo compatto, quasi una tribù. Altra difficoltà di recitazione per la voce di Solo è il parlare ossessivo del personaggio per coprire la solitudine, l’uso della voce per contrastare il silenzio.

In Paraguay In Paraguay

Il regista Ross Mc Elwee gira un commovente film-documentario sul Paraguay. Protagonisti sono il regista e la sua famiglia, che intraprendono un lungo viaggio per adottare una bambina paraguayana. Il disbrigo delle pratiche d’adozione e di espatrio della neonata obbligheranno la famiglia a soggiornare per quasi un anno in una pensione nel paese sudamericano.
Il film è principalmente narrato dal regista con voce fuori campo, spagnolo e inglese si intrecciano poi nei dialoghi. I lunghi mesi di permanenza in Paraguay trasformano il soggiorno in un’occasione per osservare da vicino questa cultura. I contatti con alcuni paraguayani divengono pian piano rapporti di vicinato e amicizia che li portano a raccontare le proprie vicende alla famiglia americana, impressionante la solidarietà con cui tutti si stringono attorno a questa famiglia di stranieri. Sarebbe bello poter mantenere l’atmosfera del racconto famigliare nella traduzione, trasformando tutte le parti in inglese - anche i dialoghi familiari – in italiano e sottotitolando la parte spagnola, che resta così invariata mantenendone intatta la volontà documentaria.

Voy a Explotar Voy a Explotar

Maru e Roman, due ragazzi messicani, decidono di scappare di casa insieme. Fra genitori disperati, polizia e instabilità psicologica i due adolescenti si innamorano e scoprono la vita di coppia, decidendo di spingere il gioco fino al tragico epilogo.
Il film ha un impianto tradizionale ed è girato interamente in lingua spagnola, non presenta grandi difficoltà per adattamento e doppiaggio.

A Erva do Rato A Erva do Rato

Liberamente tratto da due novelle di Machado de Assis, il film narra la storia di un uomo e una donna che si incontrano in un cimitero. Lei cade, Lui la soccorre e promette che si prenderà per sempre cura di Lei. Inizia così la surreale convivenza fra i due protagonisti, Lui le detta saggi di diversi argomenti, Lei scrive senza mai fermarsi, finché un giorno Lui comincia a fotografarla nuda. A guastare il delicato equilibrio arriverà un topo che rosicchia maliziosamente le foto di lei per poi insinuarsi nella coppia…
Film shock per molti versi, i dialoghi sono rari ed i lunghi monologhi quasi sempre poco utili alla trama del film. Profondamente ermetico il senso resta ben nascosto, ma a livello traduttivo non dovrebbe presentare grossi problemi, data la scarsità di parole.

Wo men Wo men

L’unico film cinese di questo gruppo, si è rivelato un documentario. Hang Wenhai porta sullo schermo “l’altra Cina”, quella che lotta per la libertà e tenta di farlo sfruttando tutto il potere dei mezzi di comunicazione vecchi e nuovi. Tre generazioni di rivoluzionari cinesi si confrontano e raccontano davanti alla cinepresa. Conversazioni e monologhi sono a volte accompagnati da immagini di repertorio.
Per la distribuzione italiana del film sarebbe sicuramente utile pensare ad un titolo diverso, quello originale è sicuramente fuorviante: soprattutto se parliamo di “altra Cina”, a qualcuno potrebbe venire in mente un excursus sulla condizione femminile. Data la natura fortemente parlata l’ideale sarebbe doppiare tutti i personaggi con voci italiane, seguendo la linea della normale conversazione, come se fosse un’inchiesta/verità, dimenticandosi della recitazione - pressoché inesistente. Molto bella la scena del Padre Nostro in cinese (uno dei protagonisti è anche un sacerdote), fa un effetto molto particolare e doppiarla perderebbe il suo fascino.

Giornate degli autori

Broken Lines Broken Lines

La storia di Jake e Zoe, entrambi fidanzati, si conoscono per caso nella tavola calda dove lei lavora. Lui ha appena perso il padre e la relazione con la sua compagna sembra non soddisfarlo, lei si occupa del fidanzato paraplegico che non ama più, per cui ha rinunciato a tutti i suoi sogni. I due iniziano una relazione che li porterà a superare il momento difficile e ritrovare il coraggio per proseguire ognuno sulla propria strada.
Girato interamente in inglese e linguisticamente lineare il film delinea culturalmente i due personaggi attraverso il lessico usato. Film probabilmente di traduzione non troppo difficile l’unica nota va a colui che doppierà Chester: Paul Bettany, l’attore inglese è credibile e molto bravo nel restituirci il conflitto che lacera un uomo ancora giovane costretto alla sedia a rotelle, esagera però nell’isterismo di alcune scene forse nell’italiano si potrebbe utilizzare una recitazione meno urlata.

Francesca De Rosa

 

 

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