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GIUSEPPE RINALDI:
La Voce del Leggio ~ Un profilo

Durante l’ultima edizione del Festival nazionale del doppiaggio “Voci a Sanremo”, tra le tante iniziative è stata molto apprezzata la mostra dedicata a Giuseppe Rinaldi, recentemente scomparso, che è stato certamente un genio riconosciuto del mestiere più oscuro del cinema italiano.

La mostra è stata realizzata da Gerardo di Cola seguendo tre filoni principali: Rinaldi in famiglia, Rinaldi nel cinema e Rinaldi nel doppiaggio. Sono state esposte fotocomposizioni dal libro Le voci del tempo perduto, opera dello stesso Di Cola, e rare e stupende foto di famiglia messe a disposizione da Maria Pia Casilio, moglie di Giuseppe Rinaldi.

Parlare di Peppino, come lo chiamavano affettuosamente amici e colleghi, è difficile. La sua carriera, iniziata da giovanissimo con una particina nel film di Mario Camerini Grandi magazzini, è sterminata e copre quasi sessanta anni di storia del cinema. Dopo un brillante inizio come attor giovane a teatro (in Signorina mia madre con Emma Gramatica e poi nel ruolo di Gordon in Strano interludio insieme a Rossano Brazzi ed Andreina Pagnani, per la regia di Ettore Giannini) e una ventina di film (Tra cui Il ratto delle Sabine con Totò, diretto da Mario Bonnard), Peppino si dedica anima e corpo al doppiaggio. Diventa il doppiatore ufficiale di Van Johnson, doppia Montgomery Clift ne Il fiume rosso (Red River) e Marlon Brando nel bellissimo film di Fred Zinnemann Uomini (The Men, 1950). Inizia alla grande anche la sua collaborazione con Walt Disney: nel 1950 è la voce del Principe nel primo doppiaggio di Cenerentola (Cinderella) e nel 1955 doppia Gianni in Lilli e il Vagabondo (Lady and the Tramp). Un suo bel doppiaggio disneyano è quello dell’attore inglese Richard Todd in Robin Hood e i compagni della foresta (The story of Robin Hood and his Merrie Men, 1952), una affascinante versione della leggenda dell’arciere di Sherwood spesso ingiustamente sottovalutata rispetto al classico di Errol Flynn. La recitazione di Peppino si affina sempre di più ed è lui la persona giusta per trasfondere nel nostro idioma i tormenti e le incertezze della nuova generazione di attori proveniente dall’Actor’s Studio: oltre a Clift, James Dean, Paul Newman e, a partire da Sayonara (id. 1957), nuovamente Brando, in precedenza affidato a Cigoli.

Peppino è anche raffinato e delicato narratore di documentari Disney (Perri, id, 1957, L’incredibile avventura - The Incredible Journey, 1963). Tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60 ormai Rinaldi è una colonna del leggio. Nel 1959 doppia l’intenso Montgomery Clift di Improvvisamente l’estate scorsa (Suddenly, last summer, 1959) insieme a due miti come Lydia Simoneschi, qui voce di una intensa e disperata Elizabeth Taylor e Andreina Pagnani, voce di una ambigua e spietata Katharine Hepburn. Quasi in contemporanea Peppino è protagonista di un autentico capolavoro del cinema e del doppiaggio: quella sarabanda di situazione comiche che è A qualcuno piace caldo (Some like it hot, 1959) diretto con maestria da Billy Wilder ed interpretato dal magico trio Marilyn Monroe, Tony Curtis e Jack Lemmon. Rinaldi, al leggio con Rosetta Calavetta (Marilyn) e Pino Locchi (Curtis) firma forse il suo capolavoro («Non mi è mai piaciuto il nome Geraldine» sbotta all’amico Joe/Curtis/Locchi travestito da Josephine mentre lui, Jerry, preferisce chiamarsi al femminile Daphne). Gli anni ’60 cominciano alla grande con un paio di cosucce come La carica dei 101 (101 Dalmatians, 1961) di Walt Disney, in cui il nostro è la spiritosa ed affascinante voce del cane Pongo (scherzando, Peppino in una intervista radiofonica di una diecina di anni fa dichiarò che era stato il suo più bel doppiaggio, in quanto, come voce di un cane, era proprio a posto) e il capolavoro di Frank Capra Angeli con la pistola (Pocketful of Miracles, 1961) , quale irresistibile voce di Glenn Ford nel ruolo del gangster “Dave lo sciccoso” che si occupa di trasformare la vecchia mendicante Annie (Bette Davis) in una gran signora. La Davis è qui al solito magistralmente doppiata dalla Regina del leggio Lydia Simoneschi. E poi ancora la Voce prosegue con le indimenticabili caratterizzazioni di Peter Sellers in film come La pantera rosa” (The Pink Panther, 1963) e Hollywood Party (The Party, 1968). Nel frattempo però ci sono stati altri miti della storia del cinema doppiati da Peppino, come il Richard Burton di Cleopatra (id. 1963), una magnifica caratterizzazione dai toni shakespeariani, il David Tomlinson di Mary Poppins (id. , 1964) in cui il nostro si produce anche come gradevole cantante, e, l’anno dopo, sempre con exploit canori, il Christopher Plummer di Tutti insieme appassionatamente (The Sound of Music, 1965). Senza dimenticare il leggendario Omar Sharif del Dottor Zivago (Doctor Zhivago, 1965). Ancora altri indimenticabili ritratti sonori con Marlon Brando in Ultimo tango a Parigi (1972) e Il Padrino (The Godfather, 1972) e lo spassoso Paul Newman de La stangata (The Sting, 1974). E la carriera di questo titano è continuata poi per tutti gli anni ’70 ed ’80. Voglio ancora ricordarlo affettuosamente quale narratore di fiabe nei dischi Disney Winny Puh (1966), Biancaneve e i sette nani (1972) e Pomi d’ottone e manici di scopa (1972), disco nel quale ricopriva il ruolo del professor Brown, interpretato nell’omonimo film da David Tomlinson e da lui doppiato lo stesso anno insieme alla meravigliosa Lydia Simoneschi quale voce di Angela Lansbury. Peppino ha spesso poi diretto il doppiaggio di film famosi, un titolo per tutti: Cabaret (1972) con Rita Savagnone, Cesare Barbetti ed Elio Pandolfi al leggio. Ha lavorato poi insieme al figlio Massimo (in quella occasione voce di Steve Guttemberg) al doppiaggio della commedia di Neil Jordan High Spirits - Fantasmi da legare (1988) dove ha caratterizzato in maniera spiritosa un Peter O’ Toole un po’ troppo dedito alla bottiglia; l’anno precedente aveva diretto entrambi i figli Massimo ed Antonella nel doppiaggio del celebre film Disney Darby O’ Gill ed il Re dei folletti (Darby O’ Gill and the Little People, 1959) in cui i due figli d’arte erano le voci di Sean Connery e Janet Munro. In quello stesso anno, Peppino aveva regalato al pubblico dei giovani e meno giovani una grande caratterizzazione di Capitan Uncino nel ridoppiaggio del classico Disney Le avventure di Peter Pan (Peter Pan, 1953). Negli anni ’90 lavora di meno ma comunque i suoi doppiaggi lasciano il segno: delizioso il Richard Attenborough-Babbo Natale nel remake del Miracolo nella 34° strada (Miracle on 34° Street) realizzato nel 1994 dalla Fox.

Ciao Peppino, ci mancherai.

Nunziante Valoroso

 

 

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