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Intervista a
Giorgio Tausani,
dialoghista

marzo 2007

domanda

Lynch è solo l’ultimo di una lunga serie di registi che va da Jean Renoir a Jean-Marie Straub, da Ken Loach a Pedro Almodovar, a scagliarsi a priori contro il doppiaggio. Lei è l’autore dei dialoghi italiani del film. Come si sente ad aver in qualche modo “infranto” la volontà del regista?

risposta

Capisco la gelosia di un autore per la propria opera, ma nel momento stesso in cui egli la offre al pubblico l’opera diventa autonoma, vive di vita propria, si svincola dal proprio creatore e noi, fruitori, ce ne impossessiamo reinterpretandola. La traduzione è il mezzo attraverso cui la cultura si diffonde nel mondo e nel passare da un linguaggio ad un altro, da una cultura ad un’altra, da una storia all’altra, il pensiero si modifica nella modificazione del linguaggio, il traduttore si fa autore in quanto rivendica il suo diritto di interpretare l’autore. Tale modificazione non è stravolgimento né tradimento del pensiero dell’autore, ma il necessario complemento per la comunicazione del suo pensiero: le parole vengono scardinate, le frasi destrutturate, rivoltate e ricostruite per coglierne il concetto che le genera e restituirlo all’altro. Si dirà che per questo basta il sottotitolo. Ma io obbietto: ecco un buon modo per perdere il “gusto” del film, passando continuamente dall’immagine al testo, da testo all’immagine, da un segno ad un altro di natura completamente diversa; senza considerare la necessità del tempo di lettura che impone una sintesi micidiale per il colore e la forza espressiva delle parole. E questo ci porta all’altra questione: la voce. Il film di Lynch in oggetto è un mirabile esempio di come un buon doppiaggio si ponga al servizio del film restituendo colori, atmosfere, luci ed ombre evocate dai dialoghi, nell’immediatezza della parola unita all’immagine, attraverso l’interpretazione (non la semplice voce) dei nostri attori e del direttore che li ha guidati. È forse questo che dà fastidio nel doppiaggio? Il fatto che perdiamo la voce originale, l’interpretazione originale dell’attore? Certo, va da sé; ma guadagnamo l’interpretazione di attori che, ove messi nelle condizioni, sanno dare grandi prove di recitazione. Non è il doppiaggio a dover essere messo sotto accusa, ma il cattivo doppiaggio.

domanda

Pensa comunque che procedere ugualmente al doppiaggio sia una maniera per far conoscere il film a un pubblico più ampio e quindi favorire il regista, in questo caso Lynch, anche contro la sua volontà?

risposta

Come ho già detto sopra, la volontà del regista è ininfluente nella libera circolazione delle idee. Il doppiaggio (il buon doppiaggio) resta per me il modo più compiuto per godersi un film straniero.

domanda

Cosa risponde, come dialoghista, ai registi che negano valore al doppiaggio?

risposta

Ricorderei loro che tra il pubblico cinematografico c’è anche chi vuole godersi una scena capendo immediatamente quello che vi viene detto, e restando incollando allo sguardo di un personaggio per coglierne l’irripetibile lampo di un attimo... In alternativa c’è sempre il cinema muto.

 

 

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