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Intervista a
Pino Colizzi è attore, doppiatore, direttore di doppiaggio e dialoghista.
Recentemente si è trovato al centro di una incresciosa vicenda con la 20th Century Fox, che, dopo avergli commissionato il doppiaggio (dialoghi e direzione) del film La Pantera Rosa, a lavorazione ultimata ha fatto riscrivere e ridoppiare parte della colonna a un altro professionista mescolando poi i due lavori e creando così un caso di "doppiaggio ibrido".
E questo ha dato inizio a una vicenda giudiziaria al momento ancora in corso, che se si concludesse con la vittoria della major metterebbe in seria discussione l'unicità del momento autorale della scrittura dei dialoghi e quella del momento artistico della scelta delle voci e della loro regia.

maggio 2009

domanda

Prima di entrare nel vivo della vicenda che la vede difendere in giudizio il suo diritto morale di autore, può tracciare un bilancio della sua carriera?

risposta

Credo di aver vissuto il momento migliore di questo lavoro e sono uno dei pochissimi ancora in attività ad avere avuto grandi maestri: a cominciare dai sommi che pochi ricordano: Panicali, Cigoli, Arnaud, Romano, Simoneschi, Geri, fino a Visconti, Orazio Costa, Giannini col quale ho collaborato negli ultimi dieci anni della sua attività. Da Ettore Giannini non ho ereditato la genialità, quella non si eredita, ma il rigore nella professione sì, insieme al suo pessimo carattere.
Giannini è stato un maestro del doppiaggio ma soprattutto di Teatro e di cinema: il suo “Carosello Napoletano”, in Teatro nel 1943, che nel 1954 diventò un film, non solo ha avuto il merito di lanciare tanti attori, ma fu una scoperta anche per gli Americani che videro un film inimmaginabile per quel tempo. Io ho avuto la fortuna di incontrare Ettore Giannini quando purtroppo aveva deciso di fare soltanto doppiaggio, e se qualcosa di importante ho imparato, lo devo a lui.
Tutti possono fare i dialoghi di un film, anche i registi, gli sceneggiatori, i giornalisti, gli scrittori, gli avvocati, ma se non lo imparano, si capisce che non lo sanno fare, che improvvisano, che arrancano.

domanda

Come si impara a scrivere i dialoghi?

risposta

Stando vicino chi lo sa fare, non vicino a chi dice di saperlo fare. Tradurre e adattare un dialogo è un lavoro artigianale che esige modestia, non presunzione. Come la direzione del doppiaggio: spesso si nota che chi ha diretto un film tutto ha fatto meno che capirlo. Spesso non ha capito di cosa parla, non ne ha capito il significato.
Quando ho diretto Ogni maledetta domenica, consultare libri per capire qualcosa del football americano, perché non lo conoscevo affatto, è stato il lavoro più leggero. La cosa importante era capire che cosa volesse dimostrare e criticare Stone con quel film.
Io penso che un film da doppiare sia come una giacca da rivoltare: prima bisogna capirne lo stile e la fattura, poi scucirla con attenzione e ricucirla dall’altra parte entrando negli stessi punti, senza inventarne altri. Senza mai dimenticare che non siamo stati noi a tagliare quell’abito.

domanda

Quindi, secondo lei, il dialoghista e il direttore di doppiaggio non devono mai intervenire sul film, neanche con l’intento di migliorarlo.

risposta

Che il meglio è nemico del bene, è scritto nella Bibbia; il doppiaggio può al massimo peggiorare un film, ma soltanto nella misura in cui una brutta cornice peggiora un quadro.
Il doppiaggio di un film deve tradurre l’originale. Scrivere dialoghi migliori che non traducano esattamente quelli del film, vuol dire tradire il film. Per questo non concordo con la vostra critica a Un tè con Mussolini, quando loda la direzione del doppiaggio e accusa i dialoghi italiani di essere “viziati da un testo originale da cui il dialoghista non ha potuto né voluto discostarsi troppo”. Io la vedo nel modo opposto: se il dialoghista non si è discostato vuol dire che ha fatto un buon lavoro.

domanda

Il doppiaggio è sempre possibile?

risposta

Il fine del doppiaggio è far credere che quella che ascoltiamo sia proprio la voce dell’attore che vediamo. Nel momento in cui lo spettatore avverte che l’attore straniero che muove la bocca ha la voce di un attore italiano molto conosciuto, l’incantesimo è rotto, abbiamo fallito.
E alcuni attori, in particolari interpretazioni, sarebbe anche bene non doppiarli: voglio dire Olivier se fa Sleuth va doppiato, ma se recita Shakespeare ? E’ come far doppiare a Massimo Ranieri Frank Sinatra quando canta.

domanda

Veniamo alla sua vicenda.

risposta

Provo a riassumere: ho ricevuto l’incarico dalla Fox Italia di fare i dialoghi e di dirigere il doppiaggio di Pantera Rosa con Steve Martin. Ho fatto tutto quello che si fa di solito: invio dialoghi, annotazioni sullo stile del film, provini voci: tutto approvato, ma alla proiezione del film già premissato, il presidente della Fox, dopo aver fatto un’unica osservazione, che gli faccio notare errata, va via; e il giorno dopo decide di far ridoppiare i due protagonisti con voci più comiche e con dialoghi più spiritosi, perché lo stile del film così somigliante all’originale non è di suo gradimento. E senza interpellarmi, si rivolge a un’altra persona che accetta di fare questa operazione, e la fa involgarendo tutto, ma inevitabilmente cercando di intonarsi a quello che avevo fatto io.
Ho scritto a Martin e a Levy, ma non ho ricevuto risposta.
Allora ho fatto causa alla Fox Italia: l’ho persa.
Era prevedibile, perché non chiedevo un risarcimento danni, ma la reintegrazione delle colonne del mio doppiaggio, a film uscito e DVD venduti. Adesso sono in attesa della sentenza di una seconda causa, questa volta per danni.
Mi sono sentito in dovere di agire, più che in diritto; perché se si permettono di trattare con tale superficialità un professionista con tanti anni di esperienza e di buon lavoro, dove possono arrivare con chi non ha la possibilità di ribellarsi? Confido in una sentenza che possa dimostrare che si deve reagire, e che si può avere ragione.
E, colpo di scena, la giustizia che aspetto dai magistrati italiani è stata preceduta da quella dei produttori americani di Pantera Rosa 2 che dopo tre anni, presumibilmente a conoscenza di quanto era avvenuto, si sono rivolti a me perché facessi i dialoghi e la direzione di questo seguito.
E’ chiaro che il mio lavoro l’ho eseguito nello stesso modo in cui avevo eseguito il primo, e il decano dei critici, Gianluigi Rondi, ha notato di questo film sul Tempo del 5 marzo che è divertente e che la“versione italiana è molto fedele all’originale”. Non volevo fare di più e non potevo sperare di meglio.

domanda

Oltre a questa “aggressività da ambizioni frustrate”, voglio sperare che esistano anche altre spinte, altre motivazioni nel rapporto tra colleghi, come per esempio la solidarietà. Nel suo caso, quando è apparso evidente il suo ruolo di vittima in uno scontro tra poteri forti e quindi anche che la sua posizione è esemplare di quello che può capitare ogni giorno a ogni professionista del settore, quali sono state le reazioni dei suoi colleghi? Qualcuno si è rifiutato di partecipare a questo gioco al massacro?

risposta

Non ho fatto molta pubblicità a questo incidente, ma tutti i compagni che ne sono venuti a conoscenza si sono sdegnati per quello che era successo, nessuno se ne è meravigliato.

domanda

Mi pare di capire che la sua vicenda, per quanto estrema, è sintomatica di un ambiente di lavoro dove vige la legge del più forte. Chi è il più forte?

risposta

“Chi non piega la propria vita al gusto del tiranno”: come dice un certo scrittore russo, col quale condivido questo pensiero, e mi piacerebbe venisse dimostrato; ma lasciamo perdere.

domanda

Capita spesso che il doppiatore di un certo attore venga all’improvviso cambiato, scatenando a volte anche le proteste del pubblico. Insomma, pare di capire che anche quando un doppiatore arriva a doppiare attori famosi, non possa considerarsi “arrivato”. C’è sempre una ragione artistica dietro scelte del genere?

risposta

No, sostituire arbitrariamente un doppiatore è solo una affermazione di potere di qualcuno che sa di non averne altri e cerca di affermare la propria esistenza, che lui stesso è il primo a mettere in dubbio.
Una persona normale cerca altrove le proprie conferme.

domanda

Che cos’è che attira tanti verso il doppiaggio, anche a costo di rinunciare alla propria dignità?

risposta

Chi rinuncia alla propria dignità, non rinuncia a nulla, perché probabilmente non l’ha mai conosciuta.
Cosa attira tanti verso il doppiaggio? Sicuramente il fatto che si dice che è redditizio. Ma attenzione, non lo è per molti.
Quelli che stentano non sono famosi.

 

 

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