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Interviste Interviews

Intervista a
Paolo Ferrari,
presidente dell’Anica
(Associazione italiana industrie cinematografiche audiovisive e multimediali)

di Glauco Benigni

domanda

Da qualche anno si assiste a una frammentazione dell’offerta televisiva e l’affermarsi di programmi diversi dalla fiction, con un conseguente calo di investimenti nel doppiaggio, in particolare da parte dei canali satellitari. Ciò inasprisce la tendenza al ribasso che già si era manifestata nel mercato del doppiaggio e conduce a uno scadimento della qualità. Ritiene che un generale abbassamento del livello qualitativo crei danni anche al doppiaggio per il grande schermo - visto che gli addetti sono gli stessi - oppure nel settore theatrical c’è una maggiore attenzione?

risposta

I distributori cinematografici sono attenti alla qualità. Nel theatrical la voce doppiaggio è estremamente importante e gli si rivolge un’attenzione particolare, anche con investimenti adeguati.

domanda

Qual è, indicativamente, l’ordine di grandezza di questi investimenti?

risposta

Io, oltre a essere il presidente dell’Anica, ho il privilegio di essere anche il presidente della Warner Bros. Italia. Da questo duplice punto di vista posso osservare che le imprese di distribuzione cinematografica italiane in questi anni non hanno ridotto l’investimento nel doppiaggio che, anzi, è sempre aumentato. Anche dopo la firma del contratto nazionale, i costi del doppiaggio per il theatrical sono rimasti al di sopra dei minimi sindacali.

domanda

Esiste un protocollo d’intesa sottoscritto dall’Anica che prevede una certificazione delle imprese e dei professionisti che operano nel doppiaggio.

risposta

Il protocollo è stato sottoscritto in passato dall’Unitec, l’unione delle imprese tecniche dell’ANICA per tutelare chi opera prestazioni così specializzate, quindi sia la categoria dei lavoratori, sia soprattutto le imprese che fanno parte dell’Anica, da forme di concorrenza sleale. Con la consapevolezza che le nostre associate si avvalgono di stabilimenti e di compagnie di doppiaggio che operano correttamente sul mercato, che lavorano alla luce del sole.

domanda

La ritiene una misura utile? Da salvaguardare, da perfezionare? Tale da evitare che chiunque si alzi la mattina e si dica: da oggi faccio il doppiatore? E tale da evitare che si diano commesse agli amici degli amici che hanno inventato il gruppetto in cui si fa tutto?

risposta

Queste sono degenerazioni che non appartengono alla cultura delle aziende iscritte all’ANICA.

domanda

Sappiamo però che la realtà non è sempre così limpida.

risposta

L’interesse e l’intenzione di questa Associazione e dei nostri associati sono di attenersi alle regole e di dare a tutti la possibilità di fare un lavoro di qualità.

domanda

Non possiamo negare che la qualità del doppiaggio influenzi il successo di un film al box office. Ne conviene?

risposta

La mia impressione è che, in realtà, il pubblico non sia così attento al doppiaggio da farsene influenzare. Lo spettatore va al cinema perché è attratto dal cast, dalla storia e dalla promozione che viene fatta al film. Magari qualcuno potrà notare che non gli è piaciuta molto la voce di questo o di quell’altro, ma escluderei che questo condizioni il successo o l’insuccesso di un film.

domanda

Con “doppiaggio”, però, si intende tutta la catena di lavorazione, dall’adattamento alla scelta e alla direzione delle voci.

risposta

Noi abbiamo sempre cercato di usufruire dell’apporto dei migliori dialoghisti, degli migliori direttori e dei migliori doppiatori. Abbiamo sempre dato il tempo per fare le cose con tutta l’accuratezza possibile. Questo è il nostro indirizzo, questo è quello che noi vogliamo perché più un film è importante, più è importante che il suo doppiaggio sia fatto nel miglior modo possibile e con il tempo necessario per ottenere i migliori risultati.

domanda

A proposito di investimenti, risulta a coloro i quali se ne occupano, e tra questi un ex presidente della Paramount francese, che a fronte di una bassissima percentuale sui costi generali, un film doppiato ottiene un ricavo che se non fosse stato doppiato sarebbe otto volte inferiore.

risposta

Potremmo anche pensare che se avessimo abituato gli spettatori a leggere i sottotitoli e ad apprezzare le interpretazioni originali, quei costi, per quanto siano percentualmente bassi, non ci sarebbero neppure.

domanda

C’è un grosso “se” all’inizio della sua affermazione…

risposta

Non si può negare che sia in aumento l’interesse per i film in versione originale con i sottotitoli. Noi, quando abbiamo film importanti, alcune copie le distribuiamo in originale con i sottotitoli e ottengono grande successo. E nei paesi europei dove questa è la prassi, non c’è contrazione degli incassi. Detto questo è comunque noto che in Italia il doppiaggio è a livelli di eccellenza, quindi “chapeau” ai nostri doppiatori, che sono bravi e che meritano di essere onorati per il giusto.

domanda

Non trova che una maggiore cura del doppiaggio favorirebbe anche la distribuzione dei DVD e, in genere, dell’home video?

risposta

aSinc ha già intervistato Davide Rossi, il presidente dell’Univideo: è una risposta che lascio a lui.

domanda

Lei il doppiaggio lo considera un lusso o una necessità?

risposta

Lo considero attualmente una necessità, ma senza considerarla una condizione imprescindibile per l’uscita di un film.

domanda

Da qualche anno la legge riconosce un compenso in termini di diritto d’autore a coloro i quali si occupano del primo segmento della lavorazione: gli adattatori. Questo significa la configurazione di un ruolo “culturale” del doppiaggio, che presuppone ampie conoscenze. Ritiene che sia opportuno investire, anche da parte vostra, sulla formazione di adattatori e doppiatori, visto che sono figure professionali indispensabili alla vostra area industriale?

risposta

Non trovo che in questo momento sia una necessità, perché il mercato offre già adesso molti bravi adattatori e molti bravi doppiatori.

domanda

Quindi siete soddisfatti? Non pensate che forse si potrebbe fare meglio?

risposta

La formazione è importante e non nego la possibilità per le associazioni dei dialoghisti di formare nuovi professionisti. L’industria non potrebbe che appoggiare tale iniziativa.

domanda

Qui però entra in ballo il “mercato”, cioè se ci fosse un’offerta maggiore la paghereste di meno.

risposta

Noi continueremmo a cercare il meglio, come sempre.

domanda

Una cosa sta particolarmente a cuore al gruppo di aSinc: che il prodotto italiano abbia l’opportunità di essere distribuito all’estero. Ciò significa che si dovrebbe pre-pensare a doppiare i film italiani nelle lingue del mercato mondiale: l’inglese, o addirittura il cinese, certamente lo spagnolo. Ci domandiamo perché questo non accade.

risposta

La questione è posta in maniera un po’ semplicistica. Prima di tutto andrebbe fatto uno studio di come gli spettatori dei vari mercati recepirebbero l’offerta. Per esempio, in molti paesi di lingua anglosassone gli spettatori, proprio perché sono abituati a vedere film in lingua originale, non sono disponibili al doppiaggio. Le racconto questo: quando stavo alla Columbia, il film “Das Boot” di Petersen, che aveva avuto un grande successo in tutto il mondo, in America fu presentato in tedesco con i sottotitoli e anche lì ebbe un successo straordinario. A quel punto la Columbia spese una fortuna per doppiare il film, aspettandosi chissà quali risultati. Invece gli incassi non coprirono neanche il costo del doppiaggio. In Cina danno il permesso di importare solo cinque film all’anno, e inoltre bisognerebbe sapere in quale dei venticinque dialetti cinesi doppiare. In India ci sarebbero un miliardo di potenziali spettatori, ma anche lì si parlano circa quaranta dialetti. Questo è uno dei problemi. Anche in Sud America bisognerebbe prima capire se il pubblico non preferisca sentire i film in italiano. La questione è sempre la stessa: in alcuni paesi il doppiaggio proprio non serve, perché è il pubblico stesso a rifiutarlo. In Italia siamo abituati, anzi siamo felici di avere il doppiaggio, e io spero che il suo livello divenga sempre più alto. Ma altrove il problema non si pone.

 

 

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